#save194lazio

Archivi per il mese di “giugno, 2012”

#save194 #20giugno: virtuali presenze, materiali assenze.

A seguito dei presidi, sit-in, manifestazioni, volantinaggi e altre iniziative intraprese da singole/i cittadine/i, associazioni di donne e collettivi femministi, in occasione dell’esame di costituzionalità della legge 194/78 presso la Consulta, ci siamo chieste per quale ragione le associazioni che nei giorni precedenti al 20 giugno avevano assunto una posizione di convinta difesa della legge, effettuando dichiarazioni e diffondendo dati che abbiamo condiviso sulla nostra pagina evento Facebook con interesse e gratitudine, non abbiano né partecipato né dato alcuna visibilità alle iniziative moltiplicatesi sul territorio nazionale.

I comunicati stampa, il dialogo con i cittadini e le cittadine tramite il web sono certamente apprezzabili e rivestono un potente strumento di aggregazione; infatti dalla creazione su Facebook di un evento prettamente mediatico, ci siamo ritrovate, insieme ad altre donne e uomini, ad organizzare, coordinare e promuovere iniziative fisiche, che si sono poi concretizzate, tra le altre cose, nella produzione di materiale informativo (volantini, manifesti, adesivi, ecc.) e contenuti di cui ognuno/a ha potuto usufruire nell’ambito della mobilitazione del 20 giugno.

E’ un fatto non trascurabile, e che merita una riflessione comune, che in quelle piazze, su quelle strade, davanti i consultori e davanti la Corte Costituzionale, le associazioni e i comitati che dovrebbero difendere i diritti fondamentali delle donne, e che fino al giorno prima avevano rilanciato l’hashtag #save194 in rete, fossero assenti.
E’ un fatto che le varie iniziative, concepite e sviluppate dal basso, abbiano avuto una visibilità certamente relativa, proprio per il loro carattere carsico, ma che non poteva passare inosservata a questi soggetti, in quanto presente sui medesimi canali (Facebook, blog, Twitter) che loro hanno utilizzato per cercare di salvare virtualmente la 194/78.
E’ un fatto che nessuna di queste associazioni abbia accennato, dopo il 20 giugno, all’importante mobilitazione che aveva avuto luogo.

Ci siamo chieste quindi, e abbiamo girato la domanda ai/alle diretti/e interessati/e, quali iniziative reali (speriamo che nessuno/a si illuda di poter esperire un’azione politica tra le maglie della rete) avessero intrapreso. Perché magari, impegnate come eravamo ad organizzare e a diffondere presidi e sit-in, ci era sfuggita qualche altra mobilitazione.
L’abbiamo chiesto, via Twitter a :

– UAAR
– AIED
– Comitato 13 febbraio (Senonoraquando)
– Concita De Gregorio

L’abbiamo chiesto, commentando una rassegna stampa post 20 giugno a:

– Comitato Senonoraquando

(in particolar modo ci preme comprendere le posizioni circa la 194/78 di Snoq, in grado, abbiamo potuto vederlo in occasione del 13 febbraio, di muovere considerevoli numeri di persone e di godere di una visibilità mediatica di tutto rilievo)

Lorenza, con noi davanti la Corte Costituzionale, ha scritto un post a riguardo, da cui estrapoliamo e condividiamo alcune domande:

Dov’era SNOQ? 
Dove stavano Radicali e Associazione Luca Coscioni?
E l’UAAR? 
L’UDI?
E tutte e tutti gli altri?
E i collettivi e le associazioni che hanno aderito con entusiasmo ad un evento virtuale (condividere una foto sulla propria bacheca FB), perché non c’erano?
Scarsa visibilità?
Tema troppo impegnativo?
O forse scendere in piazza è troppo faticoso e fuori moda quando si tratta di difendere “roba vecchia” come il diritto delle donne di scegliere della propria vita?

Al momento nessuna di noi ha ricevuto risposta.
Nell’attesa poniamo altre domande, tanto per capire qual è lo scenario in cui ci stiamo muovendo: quali iniziative sul territorio, che coinvolgano donne e uomini, avete intenzione di intraprendere per l’applicazione della legge 194/78 (#apply194)?
Intendete essere al fianco delle cittadine e dei cittadini che continueranno a manifestare, oppure rimarrete nel web a diffondere dati, fare comunicati e rassegne stampa, avanzare proposte politiche, diffondere hashtag?
Tutto lodevole e necessario, ma non bastevole.

Annunci

La lotta continua! #apply194

[Roma, 20 giugno, Corte Costituzionale]

Respinto il ricorso del giudice di Spoleto. #save194 non si tocca! E ora deve essere applicata, no all’obiezione!

La lotta continua, da oggi l’hashtag per tenere alta l’attenzione sarà #apply194, perché la legge c’è, ma gli obiettori ancora non ce la fanno usare!

Pillola dei 5 giorni dopo: solo il 42% delle donne sa cos’è. E le farmacie, lo sanno?

Sulla rete, partito da Lola, gira questo sondaggio:

Quante e quanti di voi sanno che dallo scorso aprile in Italia è in commercio la pillola dei cinque giorni dopo?
Quante e quanti di voi sanno quale sia l’umiliante, inutile e ridicola procedura per poterla chiedere in farmacia?

Sarebbe interessante leggere le risposte a queste domande. Se vi va, lasciate un commento con la vostra risposta, altrimenti potete seguire il sondaggio che si sta svolgendo sulla nostra pagina facebook e rispondere a vostra volta alla domanda!! Nel frattempo, se non conoscevate nulla della pillola misteriosa, vi daremo alcune informazioni molto utili per acquistarla e vi racconteremo cosa è successo a noi quando abbiamo chiesto informazioni sulla pillola presso le farmacie.

La pillola dei 5 giorni dopo è in commercio dal 2 aprile, si chiama EllaOne (ma, dopo la nostra ricerca, abbiamo scoperto che esistono anche altre marche) ed è a base di ulipristal acetato, un principio attivo che agisce con tempi più lunghi rispetto alla pillola del giorno dopo. Poche sono le donne, secondo un sondaggio pubblicato da Giulia, svolto dalla SMIC, Società medica italiana per la Contraccezione, che sanno veramente cos’è: solo il 42,9%.

I pareri sul modo di acquisto di questo farmaco sono discordanti, così ho deciso di fare un sondaggio, a mia volta: ho chiamato le 5 farmacie che google segnalava come più vicine a casa mia, e ho chiesto loro informazioni nel caso in cui avessi voluto acquistare la pillola. Togliendo dal sondaggio una farmacia, che era chiusa, la prima mi ha risposto che in realtà non la conosceva bene. Dopo un po’ di domande sul nome della pillola ha capito di cosa stessi parlando, ma mi ha detto che era da ordinare.

Anche presso la seconda farmacia non sanno il nome della pillola. Glielo devo dire io, anche in quel caso è da ordinare, ma non mi dicono i tempi di attesa. Vengo, inoltre, a sapere che costa 34 euro e 89 centesimi. Un prezzo decisamente poco popolare.

Anche nella terza farmacia non hanno la pillola, mi dicono di tornare con una “ricetta bianca” dopo essere stata dal mio medico. A quel punto gli domando se devo andare da loro con lo stick del test di gravidanza, ma il commesso si mette a ridere e mi dice che no, assolutamente non devo. Gli chiedo se lo devo presentare al mio dottore ma mi dice che questi sono affari tra me e il mio dottore. Insomma, anche lui sa decisamente troppo poco su questo test di gravidanza da presentare durante l’iter di acquisto.

La quarta farmacia è un po’ lontana da dove abito, ma è facilmente raggiungibile a piedi. Anche lì mi dicono che mi devo recare in farmacia munita di ricetta, dopo essere andata dal mio medico o al pronto soccorso… Mi fingo stupita, come se già non lo sapessi. Al pronto soccorso? Come mai? Il farmacista mi risponde che è una procedura particolare, non è una pillola come le altre. Allora cerco di chiedergli se anche la ricetta del medico dell’ASL è valida, ma lì lui non sa cosa dirmi se non che “signorì, noi la ricetta la dovemo trattene’ per sei mesi in farmacia, per questo ci serve”. E anche lì, la pillola è da ordinare.

Chiamo poi altre due farmacie fuori dal mio quartiere ma raggiungibili in tempi brevi coi mezzi pubblici: la prima, ce l’ha sul posto, non la devo ordinare. Mi dice sempre di presentarmi lì con la “ricetta bianca” del medico. Anche nell’altra farmacia fuori dal quartiere, ce l’hanno senza bisogno di ordinazione, sempre presentando la ricetta.

Insomma, ricapitolando:

nel mio quartiere, densamente popolato, nella città di Roma, nessuna delle farmacie del mio quartiere aveva la pillola dei 5 giorni dopo (consideriamo però che una era chiusa, per cui su quella non mi posso pronunciare). Due farmacie, raggiungibili una con un mezzo pubblico in quindici minuti, l’altra con due autobus, fuori dal mio quartiere, in mezz’ora circa senza contare l’attesa, l’avevano lì sul posto.

Chi mi parlava, non sapeva quasi nulla della pillola in questione. A parte due casi in cui hanno capito subito di cosa stessi parlando, negli altri ho dovuto dare io il nome della pillola, e fargli domande sul medico e il test di gravidanza.

Ho quindi scoperto che: bisogna prima andare dal proprio medico di famiglia o al pronto soccorso e farsi fare una ricetta.

Lo stick del test di gravidanza, in teoria, secondo quanto ho letto su internet, andrebbe presentato per mostrare che il livello di BETA HCG non è alto, che non vi è una gravidanza in corso che la pillola dovrebbe ledere (dobbiamo mettere quindi in discussione ben altri fattori che possono ledere una gravidanza, tipo altri farmaci e radiografie, ma che vengono comunque assunti e fatti, se servono!!). In realtà in farmacia non bisogna presentare il test di gravidanza, da quanto mi è stato detto sbrigativamente questa cosa me la devo sbrogliare io col mio medico!! Quindi non è chiaro se il test di gravidanza vada fatto.

La pillola costa 34,89 euro, un prezzo decisamente troppo alto per chiunque, soprattutto per una giovane studentessa.

Nel frattempo, leggo che sul sito di EllaOne la pillola dei 5 giorni dopo si può acquistare in rete senza bisogno di ricetta perché viene dalla Gran Bretagna. 

Da ciò deduco che le categorie che si vogliono colpire sono quelle meno informate, ossia la popolazione medio-bassa. Se posso ordinarmi la pillola online anche prima, per tenerla nel caso in cui ne avessi bisogno, perché farmi fare questo giro del mondo per avere una pillola che posso avere ordinandola online senza ricetta comodamente da casa?

Per rispondere alla domanda, titolo dell’articolo del post, parlo per me, e ripeto: poche farmacie hanno capito subito di cosa stessi parlando. Gli altri, hanno avuto bisogno di ulteriori specifiche da parte mia, che invece dovrei essere aiutata in quello che si presume essere un momento difficile. Non conosco la situazione di ogni farmacia d’Italia, parlo per quello che ho potuto sentire io, pertanto.

Anche per questa pillola dei 5 giorni dopo, di cui non si sa niente ma che è nostro diritto avere, per la nostra salute, noi il 20 giugno staremo davanti alla Corte Costituzionale alle ore 9. 

La lotta, insensata e antidemocratica, contro la legge 194. La violenza dei medici obiettori.

Riportiamo con molto piacere una recensione estremamente accurata di Giancarlo Nobile, ricercatore universitario coordinatore della Consulta napoletana per la laicità delle istituzioni del libro Abortire tra gli obiettori di Laura Fiore.
L’articolo è stato già pubblicato su Il Monitore Napoletano e su Italia laica.

Abortire tra gli obiettori si può comprare online cliccando sul sito di Tempesta Editore. In alternativa, è possibile consultare sul sito stesso tutte le librerie dalle quali potete acquistarlo su ordinazione.

Prima di augurarvi una buona lettura, esprimiamo la nostra completa solidarietà a Laura Fiore. Anche per lei, il 20 giugno, staremo alle 9 davanti la Corte Costituzionale. Perché nessuna debba più passare quello che ha passato lei. 

****

 Poche settimane fa una chiassosa e colorata marcia di protesta si è svolta a Roma, vi erano radunate tutte le associazioni cattoliche, vi erano i gruppi della destra più oltranziste e fasciste, vi erano i partiti che hanno in uggia la nostra Costituzione, vi erano prelati benedicenti e semplici pretini con suorine, vi erano anche gli allegri ragazzotti scout, vi era anche il Sindaco di Roma Alemanno, fino a poco tempo fa famoso manganellatore fascista. Questa allegra combriccola vuole che si abolisca una legge dello Stato Italiano la 194 che regolarizza l’interruzione volontaria delle gravidanze.

Ma coloro che si battono contro la 194 cosa vogliono? Vogliono che si ritorni alle ‘mammane’ che con intrugli pestilenziali e con i ferri delle calze facevano gli aborti per i poveri e vogliono far arricchire i medici criminali che per soldi, tantissimi soldi facevano gli aborti clandestini per la gente ricca.

Occorre premettere che in Italia non vi è nessuna legge a favore dell’aborto ma vi è una legge che regolamenta questa dolorosa esperienza delle donne prima di tutto, un legge che vuole che vi siano i consultori per aiutare le donne in questo traumatico passaggio. Tutto questo è stato fortemente combattuto e viene combattuto dal mondo cattolico e para cattolico come le formazioni della destra anticostituzionale, si vuole tornare a come era prima, nel paradiso della ‘violenza’ verso le donne, la donna desogettivizzata, priva di dignità nel suo essere persona, nel suo essere pensiero, nel suo essere cittadina. Si vuol tornare alla donna ancella della chiesa che ascolta le sante parole ed accetta tutte le prescrizioni comportamentali dell’esegesi cattolica.

Questo universo che si batte contro la 194 è lo stesso che ha bloccato le grandi riforme laiche, dunque di una democrazia compiuta, che si sono susseguite negli anni ’70 del secolo scorso, come quelle degli asilo nido e del tempo pieno nelle scuole, quelle dell’apertura dei manicomi, come quelle del divorzio breve e via elencando tutte riforme che toglievano penetrazione ideologica ed essenzialmente denaro per il Vaticano. Tutte riforme che avrebbero portato l’Italia a primeggiare socialmente, ma che l’opposizione, a volte svolta apertamente, ma moltissime volte esercitata subdolamente penetrando nei meandri del sistema ciò ha reso tutto vano, inapplicabile, inutilizzabile.

“Il libro è una minuziosa cronaca dell’esperienza di Laura Fiore, un diario scandito da ipocrisia, menefreghismo, leggi posticce, il tutto non tenendo in nessun conto della volontà di chi, con sofferenza, ha deciso di abortire.”

La legge che regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza è sempre stata una di quelle riforme democratiche più contrastate e la più ipocritamente rese inefficace con l’invenzione degli Obiettori di Coscienza tra i medici e tra i paramedici. Le conseguenze di questo sono terribili e sono perfettamente descritte nel libro di Laura Fiore ‘Abortire tra gli obiettori’ edizione Tempesta [cliccando sul link della casa editrice è possibile acquistare il libro, n.d.r.], l’autrice ha vissuto in pieno il viaggio negli inferi degli Obiettori, Laura è la protagonista dei fatti narrati con lucida consapevolezza.

Il libro è una minuziosa cronaca dell’esperienza di Laura Fiore, un diario scandito da ipocrisia, menefreghismo, leggi posticce, il tutto non tenendo in nessun conto della volontà di chi, con sofferenza, ha deciso di abortire.

Laura Fiore si trova a viaggiare in un labirinto che si dipana continuo e potenzialmente infinito scoprendone artifici e meccanismi che rimandano non a uomini che dovrebbero liberare dall’angoscia e dal dolore sia fisico e psichico i cittadini, ma addetti a far sì che il labirinto si chiuda e serri come una maledizione divina chi si trova nella legittima, almeno per la sua coscienza e per la legge, condizione di dover interrompere una gravidanza. Un viaggio nell’orrore e negli errori voluti per farti sentire in colpa e maledire la tua consapevole volontà. Laura Fiore grida forte no a tutto questa orribile, meschina, ipocrita macchinazione, si senta pienamente cittadina e dunque pienamente responsabile delle sue scelte.

“Alla domanda se si possono costringere i medici obiettori a praticare l’aborto egli risponde. ‘No, ma si può costringerli ad andare a fare un altro mestiere. Io non metterei mai un medico Testimone di Geova a fare trasfusioni, e lui non lo chiederebbe mai’.”

‘Abortire tra gli obiettori’ diviene il paradigma di quest’Italia decadente che rincorre forsennatamente il passato e precipita nell’irrilevanza storica, economica e sociale. Chi legge il libro, dopo il fremito per la flessibile brutalità descritta, rimane con un fremito di rabbia ed una domanda pressante: ‘è possibile che ciò che è descritto compiutamente accade oggi in Italia?’ Sì accade ed accade spesso, ed è tempo di fermare questa vergognosa prassi.

Il libro è correlato da articoli, riflessione, analisi sulla legge utilissime per comprendere sino in fondo il valore democratico della legge 194. Vi è alla fine una intervista al Prof. Carlo Flamini che con intelligenza delinea gli spazi e limiti di questa legge e costringe ad una riflessione forte per chi come lui è medico ma che ha scelto di essere Obiettore di Coscienza. Alla domanda se si possono costringere i medici obiettori a praticare l’aborto egli risponde. ‘No, ma si può costringerli ad andare a fare un altro mestiere. Io non metterei mai un medico Testimone di Geova a fare trasfusioni, e lui non lo chiederebbe mai’.

Nel Lazio il 91,3% dei ginecologi obietta, a Viterbo il 100%

[usa questa immagine per farne un adesivo! Tappezza il Lazio!]

Secondo l’articolo pubblicato sul Messaggero il 14 giugno intitolato “Aborto, nel Lazio è obiettore il 91,3% dei ginecologi: a Viterbo il 100%.”, e che si può leggere cliccando QUI, nel Lazio 9 ospedali su 31 non praticano l’aborto. L’articolo, poi, specifica che a queste 9 strutture ne vanno aggiunte tre: due, a Formia e a Palestrina, hanno sospeso il servizio, l’altra, il Policlinico di Tor Vergata, avrebbe la struttura per praticare l’IVG (=Interruzione Volontaria della Gravidanza), ma non lo fa. Invece, all’università del Sant’Andrea, non si preparano più professionalmente parlando dei ginecologi e delle ginecologhe che sappiano fare un’IVG.

Una percentuale del 91,3% di ginecologi che esercita nel Lazio, quindi, non pratica l’aborto. 

Inoltre, nell’articolo si legge anche che nelle province di Rieti, Frosinone e Viterbo non è possibile eseguire un’IVG. La situazione poi, ci ricorda Mirella Parachino, ginecologa membro di Laiga (=Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78), si aggrava se si pensa che presto i ginecologi non obiettori andranno in pensione, per cui a causa della mancanza di formazione professionale di coloro che si apprestano alla professione le donne che vivono nel Lazio tra qualche anno non potranno praticamente più avere possibilità di abortire. La Laiga, si legge, sta valutando se agire legalmente nei confronti di tutte le strutture che nel Lazio non praticano l’aborto.

Per questo, riteniamo che non solo le 5 proposte avanzate dall’Associazione Luca Coscioni e dall’AIED siano estremamente intelligenti, ma che debbano essere accolte.
Chi sarebbero, infatti, le donne a non poter beneficiare del diritto all’aborto se non pagando privatamente un ginecologo? Tutte le straniere e tutte coloro che non hanno un lavoro o ce l’hanno precario, o che sono sottopagate. Insomma, i privilegi restano sempre a chi ha i soldi per potersi permettere di pagare un ginecologo privato e praticare l’IVG pagando, mentre invece chi quei soldi non ce li ha, non avrà scelta.

La situazione della regione Lazio è emblematica per capire che al diritto all’aborto non possono essere razionalmente e politicamente opposti i diritti del feto. Questo perché un modo per abortire, chi guadagna molti soldi e non ha problemi finanziari, lo può trovare in ogni caso. Chi invece è povera, no. Tutelare l’aborto quindi non significa esprimersi a favore o meno del feto, ma a favore o meno della salute delle donne, di tutte le donne, a prescindere dal loro ceto di appartenenza.

La salute delle donne va garantita per forza di cose dallo Stato, così come viene garantita quella degli uomini.

E proprio per ribadire anche questo, noi il 20 giugno, alle ore 9, saremo davanti alla Corte Costituzionale per ricordare che attaccare la 194 significa attaccare prima di tutto la salute delle donne. 

Navigazione articolo