#save194lazio

Archivi per il mese di “luglio, 2012”

Veneto: pasticcio all’italiana tra pressapochismo e contraddizioni.

di Elisabetta P.

Cosa ne è stato della proposta di legge di iniziativa popolare sottoposta dal Presidente della Commissione Sanità Leonardo Pedrin (PDL) al Consiglio Regionale del Veneto circa l’introduzione del movimento pro-life nei consultori e nelle strutture ospedaliere pubbliche?

La risposta non è né semplice né immediata, ma tentiamo di capire quale percorso, particolarmente tortuoso, che ad un certo punto esce addirittura dall’aula preposta al dibattito e si trasferisce all’esterno in una mediazione tra singoli a noi sconosciuta, ha battuto la proposta.
Durante il primo giorno viene bocciato l’articolo 1 (con 25 voti a favore, 20 contrari e  6 astensioni); ciò indicava che i rimanenti due articoli, di carattere ancor più antiabortista e, a mio parere incostituzionali, sarebbero anch’essi stati rigettati provocando il respingimento della PdL tout-court.
In quel momento la legge era ancora fortemente sostenuta da PDL, Lega e UDC, osteggiata invece dall’opposizione. Il Presidente Leonardo Pedrin a questo punto attraverso un emendamente sostitutivo che ha cambiato titolo e testo della proposta in corso d’opera, dopo trattative condotte fuori dall’aula, ha tentato di salvare comunque il progetto di legge.

Vediamo il testo della nuova proposta (non più di iniziativa popolare, poiché il testo originario è di fatto scomparso e sostituito da uno nuovo messo a punto da Pedrin). Innanzitutto il titolo cambia da Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto a “Discipilinare le iniziative di promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitare e socio-sanitarie“.
Se possibile, si assiste ad un peggioramento: passiamo infatti alle “iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto” a “iniziative di promozione dei diritti etici e della vita“.
Il passaggio dal termine informazione al termine promozione è dirimente; come lo è l’estensione di tali iniziative dall’ IVG a non meglio specificati diritti etici e di vita (quindi anche procreazione medicalmente assistita, fine vita, contraccezione preventiva e di emergenza? ).

Andando avanti troviamo nuovamente la relazione, firmata dal consigliere Pedrin, di cui già vi avevamo parlato e in cui sparisce la donna come cittadina soggetto e compare al suo posto la “mamma”, e in cui non si parla né di embrione né di feto, ma di bambino.
Pedrin cita un dato: il Veneto sarebbe al primo posto nella graduatoria del numero delle IVG dopo la dodicesima settimana.
Ora, è opportuno sapere che le IVG effettuate oltre i primi novanta giorni sono regolamentate dall’articolo 6 della 194 che delimita un ambito ben ristretto e circostanziato in cui queste possono essere praticate:

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Il consigliere Pedrin quindi non solo definisce “poco edificante”  nonché determinante “notevole esborso di denaro pubblico”, la posizione del Veneto riguardo quel che di fatto sono interruzioni terapeutiche di gravidanza, ma la citazione appare fuori luogo rispetto al contesto della proposta di legge stessa che si colloca nel limite dei novanta giorni stabiliti dalla 194/78. Vorrei inoltre ricordare al consigliere Pedrin che le IVG praticate oltre i novanta giorni sono frutto di maternità desiderate che non possono essere portate a termine a causa di esiti di diagnosi prenatali o patologie materne, quindi casi estremamente delicati e dolorosi. Forse ignora il consigliere Pedrin che l’alta posizione della sua Regione in questa graduatoria sia presumibilmente  dovuta anche alla maggiore presenza sul territorio di strutture che garantiscono questo tipo di intervento e a cui quindi ricorrono anche cittadine che provengono da altre regioni.

La “nuova” legge consta di un articolo e due commi. Il primo comma stabilisce che la Regione Veneto “promuove e garantisce nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e nei consultori la diffusione e la divulgazione dell’informazione sui diritti dei cittadini con riferimento alle questioni etiche e della vita, riconoscendo a tutte le associazioni, di cui al comma 2, pari opportunità di comunicazione“.
Tutte le associazioni. Ma quali? Non è indicato, e infatti si rimanda al comma 2 che dovrebbe chiarire quali sono queste associazioni.

Comma 2: “Per le finalità di cui al comma 1 e nel rispetto della privacy, la Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente in materia socio-sanitaria, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, individua con regolamento le modalità di diffusione e di divulgazione da parte delle associazioni di volontariato, iscritte nell’albo regionale o riconosciute a livello nazionale.

Quindi, di fatto si rimette la regolamentazione delle modalità di diffusione alla Giunta regionale, non dando alcuna indicazione ulteriore sulle associazioni che potranno operare in tal senso (l’unico requisito sembra essere l’iscrizione all’albo regionale o il riconoscimento a livello nazionale). Mi sembra che la divulgazione delle informazioni in consultori e ospedali del comma 1 sia incompatibile con il “rispetto della privacy” del comma 2.

E’ sempre più chiaro che luoghi che dovrebbero rimanere laici diventeranno un campo di battaglia su cui attivisti pro-life di stampo cattolico si relazioneranno in modo diretto con le donne che intendono usufruire del diritto all’IVG. Sempre più chiaro che tali soggetti troveranno il terreno fertile e accogliente dell’obiezione di coscienza (il 78% dei ginecologi nelle strutture ospedaliere pubbliche del Veneto è obiettore – tabella 28 della Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della 194/78, 2009) che di fatto rende la 194 parzialmente operativa.
Riguardo le modalità di approccio alle donne che intendono ricorrere all’IVG e alla modalità di diffusione delle informazioni dei movimenti pro-life vi invito a leggere un interessante post di MeDea  e uno di Femminismo a Sud , nonché la cronaca della manifestazione che si è tenuta a Roma a maggio 2012, con il patrocinio del Comune.

E’ importante anche conoscere quali soggetti politici hanno approvato tale provvedimento: “La riformulazione della legge ha incontrato il pieno sostegno di una maggioranza trasversale (33 sì su 42 presenti) composta dai consiglieri di Lega, Pdl e Pd (eccetto Mauro Bortoli, che ha votato contro). Contrari invece i consiglieri Udc, Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra veneta, e Giuseppe Bortolussi. Astenuti Diego Bottacin (Verso Nord), Mariangelo Foggiato (Unione Nordest) e Marino Finozzi (Lega). I consiglieri di Italia dei Valori hanno abbandonato l’aula in segno di protesta” (fonte).

Save194Lazio: save OUR thoughts!

Questo è un post per coloro i/le quali/e prendono un po’ troppa “ispirazione” da questo blog senza citare la fonte, o assemblano pezzi di vari post che leggono qui per scriverci un articolo. Siccome, car* miei/mie, sappiamo che ci leggete, allora leggetevi con calma questo, di post, che parla proprio a voi.

Questo blog campa grazie al lavoro gratuito e volontario di alcune persone che hanno deciso che era ora di parlare, finalmente, della situazione in cui si trova la 194 in Italia, la legge che ci permette di abortire. Il discorso si è poi allargato. Abbiamo scoperto in realtà che oltre a parlare di 194 c’era bisogno di parlare di salute delle donne, di quell’educazione sessuale che nelle scuole non viene fatta, dell’obiezione di coscienza e del fatto che noi non la vogliamo perché la consideriamo un attacco alla nostra salute e alla nostra persona e, in ultimo, di tutti gli attentati alla salute (mentale e fisica) delle donne che vengono fatti in Italia, colpevolizzandole, intromettendosi nelle loro vite, provando a decidere per loro, attraverso mille e più canali di azione.

Noi ci impegniamo quotidianamente perché questo blog, il suo account twitter e la pagina facebook da cui è nato possano continuare ad essere delle persone e per le persone, a patto che non ci lucrino sopra, non le modifichino e che non ne traggano opere derivate. Io farei volentieri i nomi di quell* che se ne sono strafregati della licenza Creative Commons che regolamenta l’uso di questo blog, ma so che sebbene si dichiarino liberi e libertari, assolutissimamente slegati da qualsiasi “logica di partito” (ché va tanto di moda dirlo), in realtà anche voi ne obbedite ad una, ed è molto più subdola di quella di un partito. Che sia forcaiola e giustizialista, come va più di moda ora, o altre, a noi non importa: tutti i vostri spazi dai grandi nomi, dalle grandi firme, non fanno nient’altro che impadronirsi del ragionamento portato avanti da altr* in maniera individuale e autonoma, questo sì veramente slegato da qualsiasi ideologia, in senso originario del termine: noi ci mettiamo le nostre vite, le nostre esistenze. Non abbiamo nessuna linea prestabilita da rispettare, ogni giorno cerchiamo di capire cosa vogliamo dire attraverso questo blog, che è un’esperienza collettiva quotidiana, non un articolo scritto una tantum per dare il contentino al pubblico indignato, e, trovando il tempo tra lavoro, studio, e un’esistenza molto precaria, ci ritagliamo uno spazio per scrivere qui.

Voi che vi nutrite delle nostre energie e parlate della questione femminile dal ghetto che vi hanno concesso sul vostro spazio dalle grandi firme, vivete sulle spalle delle donne, delle quali, voi dite, volete occuparvi.

Allora vi diciamo chiaramente: non abbiamo bisogno di grandi firme che si occupino di noi, semplicemente perché abbiamo imparato che è nostro diritto parlare, scrivere, denunciare e lottare, e non è vostro diritto, sebbene i vostri spazi godano della tutela di schiere di avvocati che col ricatto della querela vi permettono di scrivere qualsiasi cosa senza dover citare le persone che sfruttate, usare il nostro blog senza citarci.

State facendo un danno non solo a noi, ma anche a tutte le altre donne, nel saccheggiare il nostro blog. Ma non siamo delle ingenue: sappiamo che voi sapete benissimo quello che fate. E le responsabilità che avete nello sfruttamento del nostro lavoro, noi non le dimentichiamo.

Veneto: consultori e legge 194/78 sotto assedio

[foto presa dalla pagina facebook dell’evento]

E’ stata presentata ieri al Consiglio Regionale del Veneto una proposta di legge d’iniziativa popolare, depositata addirittura nel 2004 e dichiarata ammissibile l’anno seguente, che ci riguarda molto da vicino.
Ci riguarda poiché di nuovo si cerca di comprimere oltremisura l’autodeterminazione delle donne, le scelte genitoriali delle coppie, e nuovamente si tenta di sottrarre laicità a strutture pubbliche come i consultori e gli ospedali, procedendo ad una maldestra revisione di una fattispecie, l’interruzione volontaria di gravidanza, già ampiamente regolamentata dalla legge 194/78.
I consultori, la cui presenza e funzione è stabilita – e purtroppo disattesa in quanto siamo molto lontani, nello stesso Veneto, dall’obiettivo stimato in 1 consultorio per ogni 20.000 abitanti dalla legge 34/96, nonché depotenziata da ingenti tagli finanziari- non solo dalla legge 405 del 1975 che li istituisce, ma anche dalla legge 194/78, subiscono l’ennesimo attacco frontale. Sapevamo che la PdL Tarzia nel Lazio e quella di Ferrero nel Piemonte avrebbero fatto da avanguardia per sferrare un colpo ai consultori e all’applicazione, già gravemente compromessa a causa delle altissime percentuali di obiettori di coscienza, della 194 su scala nazionale; ieri ne abbiamo avuto la conferma in Veneto.

Vale la pena dare uno sguardo alla breve relazione che introduce gli articoli della Proposta di legge numero 3 dal titolo “Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto” :

In Italia, con l’entrata in vigore della legge n.194…sono sorti moltissimi movimenti e associazioni che hanno come finalità l’aiuto alle mamme che per le più svariate motivazioni si trovino in difficoltà con l’accettazione della gravidanza…
Innanzitutto vorrei far notare come sia in questo incipit sia nel resto della relazione che introduce gli articoli, ad eccezione di una sola occorrenza, mai venga pronunciata la parola “donna”. La donna, soggetto di diritti non esiste; al suo posto neanche la “madre”, ma la “mamma”. Un ruolo, che peraltro la donna che intende ricorre all’IVG non intende presumibilmente ricoprire, che viene sostituito alla persona.

…in sintonia con i dettami della legge stessa, legge che prevede ogni tentativo di dissuasione alla pratica di interruziona volontaria di gravidanza”
In verità la legge 194/78 non prevede “ogni tentativo di dissuasione” da parte dei consultori e delle strutture sanitarie, bensì che i consultori e le strutture socio-sanitarie, come chiaramente esposto nell’articolo 5, forniscano alla donna, anche ricorrendo (possibilità, non dovere) alla collaborazione volontaria di associazioni private (comma d dell’articolo 2), tutte le informazioni e il supporto a lei utili a superare eventuali difficoltà, soprattutto se di natura economica, sociale o familiare, sempre nel “rispetto della dignità e riservatezza della donna” (non della mamma).

Se ci fosse stata l’informazione corretta e doverosa senz’altro avremmo salvato molti bambini e mamme che dopo lo shock dell’intervento si trovano a vivere con fortissimi sensi di colpa
Oltre all’implicita accusa alle strutture sopracitate di non adempiere alla 194/78 omettendo di fornire adeguate informazioni a chi vi si rivolge, in questa frase si torna a mistificare la realtà parlando di mamme e non di donne, di bambini e non di feti. Che l’IVG rappresenti un non meglio specificato “shock” per tutte le donne che ne usufruiscono è personale opinione di chi ha scritto questa relazione, così come che tali donne siano costrette a vivere con “fortissimi” sensi di colpa.

C’è sempre un momento, un luogo, nella storia e nel presente, in cui qualcuno/a si arroga il diritto, o meglio la presunzione di decidere cosa deve fare una donna del suo corpo e cosa dovrà provare dopo averlo fatto. Nello specifico chi redige il documento stabilisce che le donne senza questa proposta di legge certamente sceglieranno inconsapevolmente, eternamente considerate delle minus habens, o delle minorenni nella migliore delle ipotesi, di sottoporsi ad una IVG e di vivere conseguentemente un’esistenza di rimorsi e dolore.

Veniamo ora agli articoli, decisamente disancorati dalla realtà e a mio personale avviso aventi un carattere coercitivo non trascurabile, che si propongo nel Progetto di legge:

Art. 1 – Pubblicità.
1. In ogni consultorio e nei reparti di ginecologia e ostetricia a  finalità informativa deve essere esposto ben in vista il materiale  informativo dei movimenti e delle associazioni legalmente riconosciute  aventi come finalità l’aiuto alle donne in difficoltà orientate  all’interruzione della gravidanza, sui rischi sia fisici che psichici  a cui si espone la donna con l’interruzione di gravidanza e le  possibili alternative all’aborto.

Come stabilisce la legge 194/78 i consultori e le strutture ospedaliere provvederanno discrezionalmente e valutando il caso specifico, a divulgare materiale informativo esterno.
I rischi fisici che una IVG comporta devono ovviamente essere comunicati come quelli di qualsiasi altro intervento, con il consenso informato, procedura che già avviene. Sui rischi psichici non si hanno evidenze scientifiche da poterne fare oggetto di informativa.
A questo ultimo proposito vorrei invece sottolineare che attualmente in Italia non esiste un’informazione capillare e metodica circa i rischi che possono comportare la gravidanza e il parto per la salute della donna. Tantomeno viene applicato il diritto sancito per legge al trattamento antalgico del parto (molte testimonianze, di donne traumatizzate dal dolore del parto e di donne che si sono viste negare l’epidurale potete leggerle qui).

Art. 2 – Divulgazione e informazione.
1. Ai movimenti e/o associazioni di cui all’articolo 1 viene concesso  di espletare il loro servizio di divulgazione e informazione nei  consultori familiari, nei reparti di ginecologia e ostetricia, nelle sale d’aspetto e atri degli ospedali.

La laicità dei consultori e delle strutture ospedaliere non dovrebbe in alcun modo essere contaminata dalla presenza di personale non addetto atto a scoraggiare e a colpevolizzare le donne che intendono ricorrere all’IVG, soprattutto in luoghi sensibili come sale d’aspetto e atri, che dovrebbero ospitare esclusivamente i pazienti, i loro cari, e il personale ospedaliero. Conosciamo poi gli eccessi di alcuni esponenti pro-life che inscenano macabri siparietti muniti di croci cosparse di inquietanti feti di plastica davanti alle strutture ospedaliere pubbliche, e che gridano “assassine” alle donne che intraprendono il percorso della IVG (ci è stato riferito dalla rappresentanza di donne ieri accolta nell’aula del Consiglio Regionale che anche durante la seduta le donne che ricorrono all’IVG sono state definite “assassine”).

Art. 3 – Vigilanza
1. I direttori sanitari delle ASL e delle Aziende ospedaliere devono  vigilare sul rispetto della legge.
2. Saranno previste sanzioni per chi dovesse negare o intralciare  l’operato dei movimenti e/o associazioni di cui all’articolo 1 fino a  revocare la pratica degli interventi di aborto volontario nelle  strutture inadempienti.
 ”

Credo che in quest’ultimo articolo venga sfiorato il ridicolo, nonché l’incostituzionalità: si paventano in sostanza sanzioni (civili? Penali? Amministrative? Disciplinari?) per chi (dirigenti degli ospedali, operatori dei consultori, ginecologi?) dovesse intralciare l’operato dei pro-life, fino ad impedire, in contrasto con la stessa 194/78,  l’erogazione dell’ IVG.

Seguiremo l’iter di questa proposta di legge, e segnaliamo il presidio organizzato da Udi Venezia-Mestre che ha avuto luogo davanti al palazzo della Regione (qui l’evento Facebook).

#stopfemminicidio, innanzitutto.

Il post di oggi non riguarderà la 194/78, né l’obiezione di coscienza, né la contraccezione preventiva e di emergenza a cui è sempre più arduo accedere, né i consultori che si vedono tagliati i fondi e che si vogliono privare della loro natura laica e a tutela della salute riproduttiva della donna, né all’assenza di informazioni afferenti l’educazione sessuale, l’educazione ai rapporti tra i generi e in particolar modo all’anatomia dei genitali esterni femminili, su cui ancora aleggia un alone scuro che non permette alle ragazze e ai ragazzi, agli uomini e alle donne, di vivere una sessualità consapevole e serena.

No, il post di oggi è per dirvi che da gennaio 2012 ad oggi, in Italia sono state uccise dalla violenza di genere circa #74 donne, più uomini e bambini, per un totale di #84 vittime di femminicidio.
Uccise e uccisi dalla violenza di uomini che non considerano le donne come persone libere di sottrarsi ad una relazione in cui non vogliono più stare, o di allontanare una presenza che non è gradita, libere di poter dire ‘no’.
Uomini che le considerano alla stregua di oggetti su cui rivendicare il proprio dominio tramite le minacce, le percosse, fino all’eliminazione, perseguita con modalità di un’efferatezza sconcertante (donne rincorse e finite a colpi di forbici, bruciate, strangolate, ammazzate a colpi di pistola, nelle proprie cucine, in camera da letto, o mentre andavano in ufficio, o passeggiando con un’amica). Tale violenza non risparmia neanche gli affetti della vittima diretta, anche se di sesso maschile; nuovi compagni o mariti, figli, nonni, amici. Anche loro vittime indirette del femminicidio.
L’ONU ha dichiarato che in Italia il femminicidio è un crimine di Stato; che il governo non fa abbastanza per attuare misure protettive nei confronti delle vittime (che spesso, prima di venire uccise, avevano già denunciato il futuro omicida per maltrattamenti o stalking) di violenza e che in Italia esiste una legittimazione sociale del femminicidio. Tale legittimazione passa attraverso la nostra cultura, fortemente maschilista, per cui ogni notizia di violenza sulle donne, dagli stupri ai femminicidi, viene dai media relegata a fatto privato e saltuario, utilizzando ancora un lessico che ci riporta al “delitto d’onore” (scomparso evidentemente solo dal Codice Penale) e giustifica gli omicidi e colpevolizza le vittime, parlando di uomini gelosi, depressi, accecati dall’ira, in qualche modo provocati dalla condotta della vittima.
Nel frattempo, in questa escalation di violenza e di tentativo di restaurazione del sistema patriarcale (gender backlash), ai centri anti violenza vengono tagliati i fondi, la rappresentanza delle donne in politica e nei CdA è praticamente nulla, gli stereotipi di genere continuano pervicacemente ad ingabbiare le donne in ruoli di cura e accudimento e a deumanizzarle rendendole oggetti sessuali al servizio di un immaginario erotico maschile anch’esso stereotipato e stantìo.
Nel frattempo il Governo tace, e non abbiamo neanche, nonostante siamo il Paese più maschilista d’Europa (74esimo posto su 135 nel Gender Gap Index 2011 del World Economic Forum), un Ministero delle Pari Opportunità.
Nel frattempo le donne continuano a morire, i loro cadaveri ad essere vilipesi (abbondano nei media gli apprezzamenti e i commenti sull’attrattiva sessuale delle vittime, nonché misere gallerie fotografiche ad offenderne la memoria); per questo abbiamo deciso come #save194lazio di condividere l’hashtag #stopfemminicidio, e di indirizzare le nostre risorse e il nostro tempo nella lotta contro il femminicidio.
Perché prima che le donne possano fruire dei diritti fondamentali per cui continueremo a lavorare, devono poter innanzitutto rimanere in vita. La nostra priorità da oggi sarà #stopfemminicidio.

Potete seguirci per aggiornamenti su iniziative territoriali e altro, su questo blog e il relativo account Twitter, sull’evento Facebook #save194, e sulla nuova pagina #stopfemminicidio.

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