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Archivi per il mese di “settembre, 2012”

Pillola dei 5 giorni dopo: l’unica soluzione, per ora, è l’acquisto preventivo.

di Serena G.

Avevamo già fatto un piccolissimo sondaggio, su questa misteriosa pillola che in Italia non ci vogliono dare, limitato ad un quartiere densamente popolato di Roma, ma i dati che ne erano emersi erano molto interessanti.

Avevamo rilevato che più che non volerla dare, i farmacisti non sapevano cosa fosse, questa pillola dei cinque giorni dopo. Nessuno infatti aveva fatto obiezione di coscienza alla nostra richiesta, e alla nostra domanda riguardante la quantità di beta HCG da presentare col test di gravidanza, molti avevano inorridito.

Oggi è uscito questo articolo che invece dice che è obbligatorio presentare il test di gravidanza con la quantità di beta HCG (che rileva se siete già incinta), ma questa sarebbe da presentare al medico che prescrive la ricetta, non al farmacista. Un medico potrebbe quindi obiettare che non ve la vuole prescrivere perché potrebbe essere appunto obiettore di coscienza. Ricordiamo che la prescrizione è obbligatoria solo in Italia.

Quest’obbligo di recarsi presso il medico di base è una chiara mossa politica, sapendo che si può contare sull’appoggio di molti medici obiettori presenti sul territorio per negare ad una donna il diritto ad assumere la pillola in questione. Riguardo questo fatto sappiate che il medico obiettore ha l’obbligo di indirizzarvi presso un medico non obiettore [fonte]. In tutto ciò, una donna in viaggio oppure una non residente deve recarsi per forza di cose presso il pronto soccorso. Anche qui vale la regola di prima: avete diritto ad essere indirizzate presso un medico non obiettore e, nel caso in cui l’obiettore sia l’unico presente, è obbligato a farvi la ricetta per assumere la pillola.

In Italia, comunque, il vero modo in cui prendere la pillola dei 5 giorni dopo non è affatto chiaro. E’ bene dire comunque che la disinformazione in corso non è un caso, ma corrisponde ad una strategia precisa, ossia quella di, in un modo o nell’altro, evitare che le donne la assumano. Non si tratta di complotto a danni delle donne, ma di quello che si è sempre fatto in questo Paese contro di loro.

In tutto ciò, come già rilevammo, un modo facile, aperto a tutte, per assumere questa pillola esiste, ed è acquistarla in anticipo sul sito di una delle aziende che vende la pillola dei 5 giorni dopo, per esempio sul sito ellaOne, che si trova nel caso specifico in Gran Bretagna: dopo aver compilato un questionario medico online, vi verrà inviata direttamente a casa la pillola (sul sito vendono sia quella dei 3 giorni dopo, sia quella dei 5). Il pagamento si può effettuare solo con carta di credito o carta prepagata. L’unica soluzione, per ora, sembra essere l’acquisto preventivo. Ovviamente non può considerarsi una soluzione efficace, ma oltre al fatto che le donne devono sapere che per ora è meglio comprare in anticipo la pillola, registriamo il fatto che se per un’azienda qualsiasi è così facile inviarci una pillola che acquistare in Italia è impossibile, o se possibile, un calvario, allora è in atto una strategia politica contro la salute delle donne.

#Jesi: anche l’obiezione di coscienza è femminicidio.

di Serena G.

Il diritto all’aborto, a quanto pare, sembra non esistere per le donne di Jesi, cittadina delle Marche in cui tutti i ginecologi sono obiettori: dieci ginecologi sui dieci che lavorano nell’ospedale della città, difatti, si nascondono dietro al diritto ad obiettare per lasciare le donne senza la possibilità di abortire.

Anche Daniela Barbaresi e Alessandro Pertoldi del sindacato CGIL denunciano la realtà dell’ospedale, ricordando che, prima che a Jesi, anche a Fano, in provincia di Pesaro-Urbino, tutti i ginecologi risultavano obiettori.

L’abbiamo detto e lo ripetiamo: l’obiezione di coscienza è femminicidio. I casi di Jesi e Fano, nonchè il caso della regione Lazio in cui risultano obiettori il 91,3% dei ginecologi, col picco nella provincia di Viterbo del 100% di obiezioni, sono casi in cui si vogliono colpire le donne, e nello specifico le donne appartenenti alle classi sociali meno abbienti. E’ risaputo infatti che moltissimi tra questi obiettori svolgono privatamente il loro lavoro senza obiettare, facendosi pagare molti soldi, operando un vero e proprio ricatto nei confronti di una donna in quanto portatrice di utero, speculando sulla sua situazione specifica e contingente.

Quello che sta avvendendo in Italia, sul fronte del diritto all’aborto continuamente violato, è gravissimo, ed ancor più grave è il silenzio che circonda l’obiezione di coscienza.

L’obiezione è una piaga terribile del nostro Paese. Salvare la legge 194 significa anche (soprattutto!) fare un’opera di prevenzione, parlarne nelle scuole, promuovere un’educazione sessuale seria, far conoscere tutti i metodi contraccettivi disponibili sul mercato, far sapere che è nostro diritto accedere a tutti, tra i metodi esistenti, anche a quelli che ci vengono negati.

Salvare la 194 è un lavoro quotidiano, meticoloso, e difficile, ma è l’unico modo per rendere consapevoli le donne su ciò che è un loro diritto basilare: quello all’aborto, diritto che nessun obiettore potrà mai levarle, nel momento in cui è consapevole di quali sono i suoi diritti, in primis quello basilare: che l’utero è suo, e sua la scelta se abortire o meno.

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