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Nessun silenzio su Mihaela Roznov!

Il silenzio qualche volta è più assordante del rumore.

Per questo motivo ieri eravamo al S. Eugenio, eravamo lì per Mihaela, per farle sapere che non è sola, coprendo con le nostre voci quell’insopportabile silenzio che la circonda.
Purtroppo non ci è stato consentito di farle avere la lettera che avevamo preparato per lei. Non volevamo entrare,  sapevamo che le sue condizioni sono delicate, chiedevamo semplicemente che qualcuno gliela recapitasse,”Non è possibile, non possiamo introdurre oggetti esterni, magari quando verrà trasferita.”, questo è quello che ci hanno risposto i medici. Ovviamente capiamo le loro ragioni, ciò nonostante delle domande rimagono: come sapremo quando verrà fatta uscire dalla terapia intensiva? come faremo a sapere se Mihaela vincerà la sua battaglia? Non possiamo avere informazioni dai medici e la stampa ormai ha perso tutto il suo interesse a parlare di questa vicenda.
La stampa infatti è troppo impegnata con gli scandali, con le primarie, con il processo a Paolo Gabriele, ormai ex maggiordomo del “Santo Padre”.
Ecco il silenzio che torna. Ecco ancora una volta l’indifferenza.
E Mihaela? La sua storia? Le storie delle altre centinaia di ragazze che come lei subiscono violenze e umiliazioni quotidiane?
Ancora una volta, passato il momento di macabro interesse suscitato dal fatto di cronaca nera, finisce automaticamente anche lo spazio sulle pagine dei giornali.
Ancora una volta una delle piaghe più atroci del nostro tempo, la tratta e la schiavitù di esseri umani, di donne, di bambine, non sembra essere una priorità dell’agenda politica di un paese cosiddetto democratico, non è un problema sociale che in quanto tale deve necessariamente essere affrontato e risolto.
Comunque nessuna di noi si arrenderà, troveremo il modo di far sapere a Mihaela che siamo qui con e per lei, di farle sapere che il silenzio ed il buio di una stanza d’ospedale, così come l’indifferenza, possono e devono essere sconfitti.

Collettivo StregheperSempre
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6 pensieri su “Nessun silenzio su Mihaela Roznov!

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  3. Maurizio in ha detto:

    D’accordo su tutto. Il problema è anche, e forse soprattutto, quando uscirà dall’ospedale. Si può riuscire a fare qualcosa di concreto?

  4. Per lei, nel caso specifico, ci penseranno le sue amiche e i suoi amici, le persone che già le stanno vicine. Una cosa concreta che ciascuno di noi può fare è diffondere una cultura contro la violenza sulle donne, e nel particolare rendere visibili le prostitute, che escono dal cono d’ombra solo nel momento in cui accadono fatti così gravi. Non ci vuole tanto. Basta aprire un blog, una pagina facebook, qualsiasi cosa che faccia luce sulla violenza sulle donne.

    Serena

  5. Maurizio in ha detto:

    Ti chiedo scusa ma è proprio la risposta che non avrei voluto sentire. Ciò che scrivi suona anche cinico, anche se capisco benissimo non lo voleva essere. Amiche (le altre prostitute?), i parenti? Gli altri abitanti della cittadina rumena? Stiamo parlando di una ragazza con il corpo e l’anima devastati, probabilmente condannata all’emarginazione sociale. Se mi imbatto in una persona in difficoltà provo ad aiutarla direttamente e concretamente. Cerco di fare qualcosa nel caso specifico, perchè per i miei limiti è tutto ciò che potrei fare. In questo caso si potrebbero sollecitare le autorità italiane, mi pare che la legge Turco-Napolitano preveda qualcosa in questo senso o, al limite, organizzare una raccolta fondi. Insomma…un aiuto concreto e specifico.

  6. Maurizio, se hai letto il post attentamente avrai capito che noi ci siamo recate/i di persona da Mihaela Roznov. Inoltre, abbiamo anche scritto quest’appello: https://save194lazio.wordpress.com/2012/10/14/mihaela-roznov-ha-diritto-ad-avere-le-nostre-parole-appello-al-prof-palombo/

    La mia risposta precendete è data dal fatto che noi, allo stato attuale, siamo dei semplici sconosciuti e non abbiamo idea di cosa ne pensi lei di un eventuale nostro aiuto, perché lei non comunica se non con i suoi amici, come si legge nel post che ti ho linkato.
    Ho molti dubbi circa la necessità di agire nel caso specifico (per esempio tramite raccolta fondi), perché succederebbe che su di lei si accenderebbero i riflettori all’improvviso, senza lasciarle scelta alcuna. Non è questione di cinismo, è questione di rispetto della sua privacy, lo metto giù a chiare lettere.
    Certo, sicuramente si possono sollecitare le autorità, per esempio sulle loro prese di posizioni riguardo al fenomeno, oppure sul fatto che non ci hanno permesso di lasciarle la lettera (cosa che noi abbiamo già fatto con l’appello). Per come la vedo io anche parlare di una cosa e scriverne è dare un aiuto concreto e specifico alla causa, o quantomeno è l’unico aiuto che si può dare ad una persona che non può dirti se il tuo aiuto lo vuole o no.

    Serena

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