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La scelta sbagliata

rauti

di Elisabetta P.

Ieri il Ministro dell’Interno Alfano ha nominato la consigliera per la politiche di contrasto della violenza di genere e del femminicidio: si tratta di Isabella Rauti, che già aveva collaborato con il Ministero delle Pari Opportunità affidato all’epoca a Mara Carfagna.

Molto ci sarebbe da dire su alcune proposte attinenti alla violenza di genere avanzate da alcune e alcuni esponenti della politica e della società civile, che sembrano orientate verso un tentativo (inane a mio avviso) di repressione del fenomeno anziché della sua prevenzione, proposte spesso isolate, di sicuro impatto emotivo (in sintonia con il clima emergenziale che si è creato), non inserite in un contesto di interventi ad ampio raggio, e probabilmente neanche supportate dall’esperienza e dalle competenze maturate da chi, di violenza di genere, si occupa concretamente da anni. Ad alcune/i potrà non piacere l’idea in sé di una consigliera per le politiche contro la violenza di genere, ma vorrei soffermarmi comunque su questa nomina perché mi sembra indicativa del metodo schizofrenico che spesso viene adottato quando si parla di violenza di matrice patriarcale; un metodo che riduce la violenza all’atto di sopraffazione finale del singolo, ignorando di fatto tutte le sovrastrutture che non solo permettono tale atto ma che sono agenti esse stesse di una compressione delle libertà fondamentali che è comunque una forma – forse più grave se pensiamo alla sua valenza politica e sociale – di violenza.

Ritornando alla nomina di Isabella Rauti, è palese che il suo mandato non è compatibile con le scelte politiche e le dichiarazioni rilasciate nell’ambito di temi critici e rivelatori, come la legge 194/78, i consultori, la RU486. I livelli altissimi di obiezione di coscienza che impediscono alle donne di avvalersi del diritto all’IVG sono infatti una violenza, l’ingresso dei movimenti “per la vita” nei consultori, luoghi laici, previsto in quella che fu una proposta di legge avanzata da Olimpia Tarzia nel Lazio, è anche’esso una forma di violenza contro le donne, i marciatori che hanno sfilato a maggio scorso per le vie di Roma inneggiando all’abolizione della 194/78 (quindi il ritorno agli aborti clandestini e la perseguibilità penale delle donne che vi ricorrono) sono una forma di violenza contro le donne, l’iter di ricovero ospedaliero, unico in Europa, che con la scusa di tutelare la salute delle donne rende complicata e spesso impossibile la fruizione dell’IVG farmacologica, è una violenza contro le donne.

Isabella Rauti, seconda firmataria della PdL Tarzia, ha sostenuto l’ultima Marcia Per la Vita, quell’amena sfilata in cui le donne che hanno scelto di abortire vengono chiamate assassine, e ha rilasciato negli ultimi tre anni le seguenti dichiarazioni, tutte presenti nella rassegna stampa del suo sito.

Ho firmato la proposta di legge per la riforma dei Consultori presentata dalla collega Olimpia Tarzia, affinché si applichi in maniera completa la parte della legge 194 dedicata alla prevenzione e al sostegno delle donne che vedano l’aborto come una scelta obbligata. Per queste donne bisognose di sostegno, l’utilizzo della RU486 sarebbe potuta diventare una raccapricciante scorciatoia: per questo hanno fatto bene  la Presidente Renata Polverini e la sua Giunta a puntare sulla riforma dei Consultori che in Consiglio porteremo avanti, uno strumento previsto come centrale dalla 194, che all’articolo 1 recita che ‘lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio’”.

Si è detta “assolutamente favorevole” a che nello Statuto regionale si scriva che la Regione intende tutelare e promuovere il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento, il consigliere regionale Isabella Rauti. La proposta è tra quelle avanzate dal Movimento per la Vita italiano

Perché ”la RU486 avrebbe potuto essere utilizzata come una sorta di anticoncezionale, post rapporto non protetto, con il rischio di aumentare il numero degli aborti, che nel tempo stava progressivamente diminuendo. Al di fuori delle linee-guida stabilite, insomma – ha sottolineato Isabella Rauti -, si sarebbe potuto finire per ‘banalizzare’ non solo l’evento della vita ma anche la drammatica decisione abortiva. In altre parole, l’idea che con una pasticca ‘passi tutto’, avrebbe potuto sminuire anche l’atto, la libera ma sempre drammatica scelta di abortire…”

Per l’esponente del pdl ”non va dimenticato che la legge n. 194/1978 è una legge molto disattesa e della quale si è utilizzata più che altro la parte relativa all’interruzione della gravidanza piuttosto che  quella, importantissima, legata agli aspetti di prevenzione e di rimozione delle cause che spingono alle scelte abortive.

“Personalmente – ha aggiunto Rauti – sostengo che la vita inizi dall’atto del concepimento”

Take back… everything.

di Elisabetta P.

“Stai attenta”. Una raccomandazione, spesso sospirata e accompagnata alla speranza che non ci debba accadere nulla di male: di solito la sentiamo pronunciare dai genitori, o dai parenti più vicini, o dai propri compagni di vita. Un filo di apprensione, e a volte neanche quello, quando l’abitudine ha spazzato via le emozioni e i pensieri di cui quell’esortazione è figlia. Risuona quasi sempre tra le mura domestiche mentre, già con le chiavi in mano, stiamo per chiudere una porta che segna l’uscita da un terreno conosciuto e sicuro, in cui – si spera – sicurezza e affetto regnano indisturbati, e l’entrata nel “mondo di fuori”, incerto e pericoloso, più che mai per noi donne. Risuona ancor più spesso nelle ore dominate dal buio, in cui la diminuzione della luce viene accostata ad un proporzionale aumento del rischio.

“Stai attenta” implica un atteggiamento attivo e allo stesso tempo passivo da parte della ragazza o donna a cui è diretto: attivo in quanto dovrò adottare comportamenti concreti e una vigilanza maggiore, e dovrò evitare comportamenti che potrebbero al contrario rappresentare una falla nel mio sistema di autoprotezione. Passivo perché mi pone in una posizione subordinata, di controllo sulle mie scelte, di razionalità che deve prevalere sull’istinto: tutto ciò non è finalizzato all’ottenimento di qualcosa, ma è orientato a mantenere lo stato attuale, scongiurando preventivamente eventuali minacce.

Una modulazione costante della libertà in virtù della tutela della nostra integrità e della nostra stessa esistenza. “Stai attenta” vuol dire che in fondo un po’ di paura devo averla; difficile però arginare quest’emozione in confini accettabili, che non si estendano oltre misura riducendo il nostra spazio vitale. Difficile, per molte di noi, non introiettare a tal punto quel sentimento di prudenza e attenzione verso il mondo esterno (la strada, il buio, un bosco o una spiaggia) da avvertirlo ormai come un istinto a cui piegarci incondizionatamente. La limitazione della libertà che può conseguire a un’amplificazione dei timori connessi alla nostra circolazione negli spazi non interni, non è da sottovalutare. Non è da sottovalutare quell’esercizio reiterato di addomesticamento dei propri movimenti.

Comprendo che il rischio di uno stupro, di un assassinio, o di un’aggressione, siano a tal punto spaventevoli e possano recare conseguenze così gravi se non fatali, che pare quasi un atto di follia esporvisi per non privarci di ritagli di libertà come può essere quello che si realizza quando decidiamo di uscire sole da un locale a notte inoltrata, o quello che si annulla quando leghiamo i capelli e indossiamo un capellino se stiamo guidando in una strada isolata (niente di meno che la negazione dell’essenza femminile per salvaguardare la propria incolumità).

Vorrei però tentare di andare oltre al mero gesto prudente, inoltrandomi in quel territorio in cui il timore spadroneggia fino a diventare tiranno, vorrei capire quanta libertà ho sacrificato per preservare la mia sicurezza spesso andando al di là di una ragionevole e opportuna cautela, vorrei avere la misura di quanto queste restrizioni più o meno severe hanno influito sulla mia percezione del mondo di fuori e del mondo di dentro (la casa, la famiglia, gli amici, io), vorrei sapere se la paura è stata humus che ha nutrito altra paura e in che modo io mi relaziono alla paura stessa, e alla mia libertà. Vorrei rendere i confini tra paura, istinto di sopravvivenza, prudenza e libertà, più fluidi ed elastici; credo sia utile guardare dritta negli occhi la paura, conoscere il rischio e valutare razionalmente quanto pericolo c’è fuori, quanto ce n’è dentro, quanto pericolo esiste per il fatto di essere vive in sé.

C’è da soffermarsi poi sulla soggezione che si assimila proprio assecondando i timori e le paure che ci vengono quotidianamente dettati (e mi riferisco anche ai mass media, ad un certo linguaggio giornalistico da cui trapela un senso di emergenza perenne e di allarme diffuso); “Take back the night”, la rivendicazione femminista che comporta la riappropriazione di tempi e di spazi che tuttora ci vengono sottratti, in fondo non è altro che un invito ad affrontare la paura, quella che corrisponde ad un rischio reale e fondato, e quella indotta, talvolta iperbolica, che ci viene somministrata perché donne, un invito ad avere un atteggiamento (re)attivo e resistente nei confronti del mondo esterno, che sappiamo inoltre essere (penso a noi donne, in questo frangente storico e in questo Paese) meno pericoloso di quel che ci lasciamo alle spalle chiudendo la porta di casa, o dell’ufficio, o di altri luoghi ben illuminati e noti.

Un invito ad esercitare la libertà e godere della forza di cui è ricco un gesto che in molti contesti potrebbe essere considerato improvvido, a recuperare la sicurezza in se stesse che ad un tale sovvertimento può seguire; disattivare le associazioni mentali che non fanno altro che costellare di pericoli l’immaginario interiore. Proviamo ogni tanto a considerare davvero nostra la strada, a pensare che è un diritto quello di attraversare gli spazi senza che i nostri passi abbiano la cadenza rapida di una fuga, a realizzare che non siamo indifese e non siamo vittime predestinate, e che la notte non è fatta solo di materia buia ma anche di astri che dispensano luce.

Legge 194: la vera realtà umbra.

Da Le De’Genere

LEGGE 194: LA VERA REALTÀ UMBRA

INTERVENTO IN MERITO AL CONVEGNO “IL BUON MEDICO NON OBIETTA”, PALAZZO GAZZOLI – TERNI, 10 NOVEMBRE 2012

L’assemblea delle De’Genere ritiene opportuno rimarcare ancora una volta alle donne umbre l’inadempienza della Regione rispetto alla reale attuazione della legge 194 e del diritto contenuto nell’art.15 di poter usufruire “delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. Infatti, l’accesso alla Ru486, la pillola abortiva meno invasiva del metodo chirurgico tradizionale, è ancora negato per la mancanza della delibera attuativa che espliciti alle ASL le modalità per attuare quanto scritto nell’atto regionale n.863 dell’ormai lontano luglio 2011, in cui si dava il via (formale ma non reale) alla sperimentazione di 1 anno per la somministrazione in Day Hospital.

Sul sito della regione si trova una sezione dedicata all’IVG e alla RU486, ma si tratta ancora una volta di una verità di facciata. La situazione in Umbria è ben diversa. Nel territorio della provincia di Terni la pillola abortiva viene somministrata nei 2 ospedali di Orvieto e Narni con i 3 giorni di ricovero ordinario, non è cominciata nessuna sperimentazione del Day Hospital, anzi si sta procedendo allo smantellamento dei servizi sociali come ad Orvieto dove il consultorio non dispone della ginecologa dallo scorso inverno. Il quadro regionale è ancor più grave: non solo in nessun ospedale delle altre 3 Asl umbre si somministra la RU 486, ma i dati sull’obiezione di coscienza, forniti dal ministero per l’anno 2010, dimostrano la preoccupante tendenza all’aumento del fenomeno, con punte che toccano l’80% in alcune strutture; il dato del 69% dei medici, il 65% degli anestesisti e il 55% del personale non medico dimostra che non basta la convocazione di un tavolo tecnico da parte dell’assessore regionale alla sanità, ma bisogna agire velocemente per limitare l’accesso alle strutture pubbliche di medici e personale obiettore utilizzando proprio quei mezzi che la legge 194 fornisce come il ricorso alla mobilità del personale (art.9).

Inoltre, potenziare i consultori familiari è l’unico modo per divulgare e promuove l’educazione sessuale e la contraccezione, in modo da prevenire l’aborto ed anche le malattie a trasmissione sessuale che incidono profondamente sulla salute della donna.

Questi fatti dimostrano che gli attacchi della politica alla nostra autodeterminazione giungono sia dal centro-destra che dal centro-sinistra, entrambi piegati ai diktat del vaticano, e che la difesa della legge 194 richiesta a più riprese da gruppi di donne e singole in tutta Italia, è una lotta prioritaria per tutte noi, per la nostra libertà e per la nostra salute.

Infine, si vuole denunciare l’evidente assenza degli organi regionali preposti all’attuazione della legge 194, gli unici realmente in grado di fornire risposte o spiegazioni che non siano pura e semplice retorica pre-campagna elettorale. All’assessore alla sanità e alla presidente della regione, se qui presenti, avremmo chiesto (come facciamo costantemente ed invano da 2 anni): come mai la RU 486 non è ancora disponibile in tutte le ASL? Quali sono i dati raccolti dal tavolo di confronto sull’obiezione di coscienza istituito da Tomassoni nel giugno di quest’anno? Perché non viene applicato l’art.9 della L.194?

Assemblea Le De’Genere – Terni

No al movimento per la vita nei consultori. Puoi fare qualcosa anche tu!

Dal Collettivo VengoPrima:

A luglio la Regione del Veneto ha approvato, come sapete, la legge 27 che autorizza l’attività di associazioni di volontariato all’interno dei consultori e delle strutture sanitarie e socio-sanitarie regionali a scopo di “promozione dei diritti etici e della vita” (un approfondimento lo trovate qui).
Ora la stessa Regione dovrebbe emanare un regolamento che indichi le modalità con le quali suddette associazioni (in primis: il movimento per la vita) svolgeranno le loro “attività”.

Non sappiamo quando accadrà, ma se la legge è stata votata nella calura di luglio, ci aspettiamo che il regolamento possa arrivare coi sonagli di natale. In sordina, le donne non sono state ascoltate e si è legiferato sui loro corpi e la loro salute in modo ideologico. Non vogliamo che il regolamento ricalchi la stessa logica, peggiorando se possibile la situazione. Per questo, abbiamo preparato una lettera che si rivolge a tutti i consiglieri regionali affinchè si tenga in debito conto l’osservanza del principio di libertà e autonomia della scelta della donna riguardo la propria gravidanza.

La lettera è aperta, trovate il testo qui sotto, nonchè gli indirizzi e-mail dei consiglieri. Vi invitiamo a dire la vostra anche voi ai consiglieri regionali, potete inviare via e-mail una lettera scritta da voi oppure inviare questa qui sotto. E’ urgente e importante. Siamo tante, libere, consapevoli.

Gli indirizzi e-mail istituzionali dei consiglieri:

clodovaldo.ruffato@consiglioveneto.it, graziano.azzalin@consiglioveneto.it, luca.baggio@consiglioveneto.it, andrea.bassi@consiglioveneto.it, davide.bendinelli@consiglioveneto.it, giuseppe.berlatosella@consiglioveneto.it, dario.bond@consiglioveneto.it, franco.bonfante@consiglioveneto.it, mauro.bortoli@consiglioveneto.it, giuseppe.bortolussi@consiglioveneto.it, diego.bottacin@consiglioveneto.it, santino.bozza@consiglioveneto.it, federico.caner@consiglioveneto.it, bruno.cappon@consiglioveneto.it, andrea.causin@consiglioveneto.it, vittorino.cenci@consiglioveneto.it, renato.chisso@consiglioveneto.it, roberto.ciambetti@consiglioveneto.it, giancarlo.conta@consiglioveneto.it, maurizio.conte@consiglioveneto.it, marialuisa.coppola@consiglioveneto.it, cristiano.corazzari@consiglioveneto.it, piergiorgio.cortelazzo@consiglioveneto.it, elena.donazzan@consiglioveneto.it, roberto.fasoli@consiglioveneto.it, nicolaignazio.finco@consiglioveneto.it, marino.finozzi@consiglioveneto.it, mariangelo.foggiato@consiglioveneto.it, stefano.fracasso@consiglioveneto.it, gustavo.franchetto@consiglioveneto.it, giovanni.furlanetto@consiglioveneto.it, massimo.giorgetti@consiglioveneto.it, raffaele.grazia@consiglioveneto.it, nereo.laroni@consiglioveneto.it, arianna.lazzarini@consiglioveneto.it, mauro.mainardi@consiglioveneto.it, franco.manzato@consiglioveneto.it, gennaro.marotta@consiglioveneto.it, leonardo.padrin@consiglioveneto.it, stefano.peraro@consiglioveneto.it, pietrangelo.petteno@consiglioveneto.it, bruno.pigozzo@consiglioveneto.it, antonino.pipitone@consiglioveneto.it, gianpiero.possamai@consiglioveneto.it, puppatol@consiglioveneto.it, sergio.reolon@consiglioveneto.it, clodovaldo.ruffato@consiglioveneto.it, piero.ruzzante@consiglioveneto.it, sandro.sandri@consiglioveneto.it, remo.sernagiotto@consiglioveneto.it, claudio.sinigaglia@consiglioveneto.it, daniele.stival@consiglioveneto.it, moreno.teso@consiglioveneto.it, carloalberto.tesserin@consiglioveneto.it, lucio.tiozzo@consiglioveneto.it, costantino.toniolo@consiglioveneto.it, paolo.tosato@consiglioveneto.it, matteo.toscani@consiglioveneto.it, stefano.valdegamberi@consiglioveneto.it, luca.zaia@consiglioveneto.it, marino.zorzato@consiglioveneto.it, com.com5.segreteria@consiglioveneto.it, leganord@consiglioveneto.it, gruppopdl@consiglioveneto.it, pdveneto@consiglioveneto.it, gruppoudc@consiglioveneto.it, idv@consiglioveneto.it, gc.bp@consiglioveneto.it, gc.une@consiglioveneto.it, gc.misto@consiglioveneto.it

La lettera:

A tutti i consiglieri e ai gruppi consiliari del Consiglio regionale del Veneto

Con la legge 27 votata il 27 luglio u.s., il consiglio regionale ha approvato l’attività di associazioni di volontariato all’interno dei consultori e delle strutture sanitarie e socio-sanitarie regionali a scopo di “promozione dei diritti etici e della vita”.

Le donne del Veneto, già penalizzate da una sempre più ridotta presenza di consultori sul territorio e da una percentuale di obiettori all’interruzione di gravidanza (ivg) che sfiora l’80%, rischiano di trovare ora, in strutture istituzionalmente laiche, la propaganda ideologica in luogo dell’informazione scientifica cui hanno diritto e bisogno.

Il Veneto si distanzia così dagli standard europei, dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità in tema di ivg, nonchè dalla Carta Universale dei Diritti Umani, che raccomandano, tra gli altri, l’osservanza del principio di libertà e autonomia della scelta della donna riguardo la propria gravidanza. Il Veneto scivola così verso un modello sanitario non laico e non orientato alla salute e al benessere psicofisico della donna ma ad un suo condizionamento morale, in contrasto con la dimostrata efficacia delle migliori metodiche esperite in Europa.

In ragione di questo, e data l’intima situazione psicologica, talvolta anche difficile, di chi si avvicina alle strutture sanitarie per un consulto in merito ad una eventuale ivg, chiediamo a tutti i consiglieri che nel regolamento attuativo della legge 27/2012, che dovrà individuare le modalità con cui le associazioni faranno la loro attività nelle strutture, siano inclusi i seguenti punti.

– a tutela della privacy della donna, che in nessun caso le associazioni esterne alla struttura sanitaria, o i loro singoli membri, possano interloquire personalmente con le donne che vi si rivolgono, all’interno della struttura stessa o nelle sue vicinanze. Le associazioni che intendono divulgare materiali informativi devono farli pervenire alla struttura sanitaria tramite posta;

– sia garantito il diritto di opzione che, ispirato alla normativa sulla privacy, preveda che al momento dell’ingresso nella struttura, la donna debba scegliere se avvalersi o meno delle informazioni delle associazioni esterne alla struttura sanitaria;

– qualora la donna opti per ricevere le suddette informazioni, che queste siano preventivamente vagliate da un comitato tecnico-scientifico composto da personale qualificato e non obiettore della struttura che ne assicuri la natura non lesiva della dignità, della moralità e dei diritti della donna in caso di scelta dell’interruzione di gravidanza;

– in particolare, che le suddette informazioni non possano includere riferimenti ad utilità o benefici economici di qualsiasi forma derivanti da una scelta della donna;

– disporre, qualora vengano violati questi criteri, che all’associazione venga inibita ogni ulteriore comunicazione in tutte le strutture regionali e siano previste sanzioni per il singolo responsabile e per l’associazione, e per la stessa struttura sanitaria in caso di mancata tutela.

Legge della Regione Veneto: un contributo chiarificatore dal Movimento per la Vita.

di Elisabetta P.

Dell’attuale Legge Regionale del Veneto n. 27/2012 Disciplinare le iniziative di promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitarie e sociosanitarie (GU n. 40 del 13-10-2012), ne avevamo parlato qui e qui.
Se, come già detto, il percorso che ha condotto all’approvazione della legge è stato in alcuni passaggi poco chiaro, ancora più arduo è stato valutare la legge sulla base delle dichiarazioni dei consiglieri e delle consigliere che l’hanno votata.

A diversi mesi di distanza ci sembra opportuno tentare di fare il punto della situazione, innanzitutto proponendo di nuovo il testo della legge, approvata con 33 voti favorevoli, 6 voti contrari e 3 astensioni.

DISCIPLINARE LE INIZIATIVE DI PROMOZIONE DEI DIRITTI ETICI E DELLA VITA NELLE STRUTTURE SANITARIE E SOCIO-SANITARIE

Art. 1 – Promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitarie e sociosanitarie e nei consultori.

1. La Regione del Veneto promuove e garantisce nelle strutture sanitarie e sociosanitarie e nei consultori la diffusione e la divulgazione dell’informazione sui diritti dei cittadini con riferimento alle questioni etiche e della vita, riconoscendo a tutte le associazioni, di cui al comma 2, pari opportunità di comunicazione.

2. Per le finalità di cui al comma 1 e nel rispetto della privacy, la Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente in materia socio-sanitaria, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, individua con regolamento le modalità di diffusione e di divulgazione da parte delle associazioni di volontariato, iscritte nell’albo regionale o riconosciute a livello nazionale.

Considerato che la proposta di legge di iniziativa popolare originale è stata fortemente sostenuta dalla Federazione Movimenti per la Vita e C.A.V. del Veneto abbiamo pensato che valesse la pena prendere atto delle sue considerazioni sul testo approvato.
Riportiamo quindi alcuni passaggi estrapolati dall’opuscolo Feder cav-mpv Notizie di settembre(1) 2012 relativi alla legge:

Ovvio chiedersi: la proposta di legge di iniziativa popolare ha ricevuto un ok dalla Regione, oppure ha subito un ko? Il nostro presidente De Candia ha dichiarato a Francesco Dal Mas di “Avvenire” “Non è quello che chiedevamo, però è un primo passo importante lungo la strada dell’informazione, perché fino ad oggi non disponevamo neppure di questa opportunità”.”

Il Movimento per la Vita, nella persona del presidente regionale Guido De Candia, chiarisce un punto cruciale: prima della legge regionale 27/2012 il Movimento per la Vita non aveva “l’opportunità” di divulgare informazioni all’interno delle strutture ospedaliere e nei consultori, adesso sì.

E’ evidente che poter raggiungere le donne in difficoltà (e proprio nelle strutture socio-sanitarie) con informazioni pro-life è almeno a prima vista quanto mai importante. Anzi, potremmo dire che proprio di questo noi cav-mpv sentiamo soprattutto l’urgenza: divulgazione e “promozione”, informazione e “pubblicità”.
Certo, parlare di “diritti dei cittadini (per noi l’embrione è “cittadino”, ma così è ufficialmente e per tutti?) con riferimento ”alle questioni etiche e della vita” suona più vicino alle questioni di fine vita, piuttosto che all’attività “preventiva” nei confronti dell’I.V.G di cui parla la legge 194, e alla quale faceva riferimento la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo a suo tempo sostenuto.
Comunque, informazione e promozione della vita sono chiaramente nostre “priorità”
.

Oltre all’opinione sulla legge in essere, che ci sembra degna di nota e che credo dia una chiave di lettura definitiva circa le intenzioni e il significato all’articolo approvato, pubblichiamo dal medesimo opuscolo anche le future iniziative che il MpV-C.A.V. auspica vengano tradotte in legge dalla Regione Veneto:

E’ evidente che anche la Regione Veneto può prendere qualificate inziative pro-life, e non solo in tema di sussidi economici specifici. Nel seguente riquadro, qualche idea in proposito:

All’attenzione della Regione Veneto
Sostegno economico alle maternità difficili.
Pubblicità-progresso pro-vita sui media regionali
Indagine sul ricorso all’IVG/circostanze e motivazioni (vedi anche la proposta del Presidente Carlo Casini al convegno di Conegliano citato, fra l’altro, nel dibattito in Consiglio regionale sulla “nostra” proposta di legge di iniziativa popolare).
Norme sul seppellimento degli embrioni e dei feti.
Provvedimento per l’affissione nei consultori/nei reparti di ostetricia/negli studi dei medici di base di informazioni curate dal volontariato pro-vita;
consegna alle gestanti durante il colloquio di cui alla 194 di un pieghevole con le stesse informazioni; il tutto ai sensi della stessa 194 e della recente legge.
Provvedimento per la collaborazione volontariato pro-vita negli ospedali e nei consultori (vedi l’esempio del Piemonte).

Possiamo affermare, oggi, che la legge approvata in Veneto apre di fatto un varco al movimento antiabortista in luoghi che dovrebbero essere laici e pubblici (consultori, strutture ospedaliere), e che già forniscono ai sensi dell’articolo 5 della 194/78, adeguate (nonostante i continui tagli economici ai consultori stessi, che spesso ne sanciscono chiusure e accorpamenti) informazioni relative alla IVG.
Inoltre, mi sembra che l’accoglimento delle richieste del movimento antiabortista abbia gettato le basi per la proposizione da parte dello stesso di azioni sempre più dirette e invasive ( pubblicità sui media regionali, indagini circa motivazioni e circostanze della IVG, consegna di un pieghevole alle gestanti durante il colloquio nel consultorio, ecc.).

Alla luce di ciò è importante anche ricordare quali sono le entità politiche che hanno permesso l’approvazione di questa legge:

La riformulazione della legge ha incontrato il pieno sostegno di una maggioranza trasversale (33 sì su 42 presenti) composta dai consiglieri di Lega, Pdl e Pd (eccetto Mauro Bortoli, che ha votato contro).
Contrari invece i consiglieri Udc, Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra veneta, e Giuseppe Bortolussi. Astenuti Diego Bottacin (Verso Nord), Mariangelo Foggiato (Unione Nordest) e Marino Finozzi (Lega).
I consiglieri di Italia dei Valori hanno abbandonato l’aula in segno di protesta” fonte

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