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La lotta, insensata e antidemocratica, contro la legge 194. La violenza dei medici obiettori.

Riportiamo con molto piacere una recensione estremamente accurata di Giancarlo Nobile, ricercatore universitario coordinatore della Consulta napoletana per la laicità delle istituzioni del libro Abortire tra gli obiettori di Laura Fiore.
L’articolo è stato già pubblicato su Il Monitore Napoletano e su Italia laica.

Abortire tra gli obiettori si può comprare online cliccando sul sito di Tempesta Editore. In alternativa, è possibile consultare sul sito stesso tutte le librerie dalle quali potete acquistarlo su ordinazione.

Prima di augurarvi una buona lettura, esprimiamo la nostra completa solidarietà a Laura Fiore. Anche per lei, il 20 giugno, staremo alle 9 davanti la Corte Costituzionale. Perché nessuna debba più passare quello che ha passato lei. 

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 Poche settimane fa una chiassosa e colorata marcia di protesta si è svolta a Roma, vi erano radunate tutte le associazioni cattoliche, vi erano i gruppi della destra più oltranziste e fasciste, vi erano i partiti che hanno in uggia la nostra Costituzione, vi erano prelati benedicenti e semplici pretini con suorine, vi erano anche gli allegri ragazzotti scout, vi era anche il Sindaco di Roma Alemanno, fino a poco tempo fa famoso manganellatore fascista. Questa allegra combriccola vuole che si abolisca una legge dello Stato Italiano la 194 che regolarizza l’interruzione volontaria delle gravidanze.

Ma coloro che si battono contro la 194 cosa vogliono? Vogliono che si ritorni alle ‘mammane’ che con intrugli pestilenziali e con i ferri delle calze facevano gli aborti per i poveri e vogliono far arricchire i medici criminali che per soldi, tantissimi soldi facevano gli aborti clandestini per la gente ricca.

Occorre premettere che in Italia non vi è nessuna legge a favore dell’aborto ma vi è una legge che regolamenta questa dolorosa esperienza delle donne prima di tutto, un legge che vuole che vi siano i consultori per aiutare le donne in questo traumatico passaggio. Tutto questo è stato fortemente combattuto e viene combattuto dal mondo cattolico e para cattolico come le formazioni della destra anticostituzionale, si vuole tornare a come era prima, nel paradiso della ‘violenza’ verso le donne, la donna desogettivizzata, priva di dignità nel suo essere persona, nel suo essere pensiero, nel suo essere cittadina. Si vuol tornare alla donna ancella della chiesa che ascolta le sante parole ed accetta tutte le prescrizioni comportamentali dell’esegesi cattolica.

Questo universo che si batte contro la 194 è lo stesso che ha bloccato le grandi riforme laiche, dunque di una democrazia compiuta, che si sono susseguite negli anni ’70 del secolo scorso, come quelle degli asilo nido e del tempo pieno nelle scuole, quelle dell’apertura dei manicomi, come quelle del divorzio breve e via elencando tutte riforme che toglievano penetrazione ideologica ed essenzialmente denaro per il Vaticano. Tutte riforme che avrebbero portato l’Italia a primeggiare socialmente, ma che l’opposizione, a volte svolta apertamente, ma moltissime volte esercitata subdolamente penetrando nei meandri del sistema ciò ha reso tutto vano, inapplicabile, inutilizzabile.

“Il libro è una minuziosa cronaca dell’esperienza di Laura Fiore, un diario scandito da ipocrisia, menefreghismo, leggi posticce, il tutto non tenendo in nessun conto della volontà di chi, con sofferenza, ha deciso di abortire.”

La legge che regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza è sempre stata una di quelle riforme democratiche più contrastate e la più ipocritamente rese inefficace con l’invenzione degli Obiettori di Coscienza tra i medici e tra i paramedici. Le conseguenze di questo sono terribili e sono perfettamente descritte nel libro di Laura Fiore ‘Abortire tra gli obiettori’ edizione Tempesta [cliccando sul link della casa editrice è possibile acquistare il libro, n.d.r.], l’autrice ha vissuto in pieno il viaggio negli inferi degli Obiettori, Laura è la protagonista dei fatti narrati con lucida consapevolezza.

Il libro è una minuziosa cronaca dell’esperienza di Laura Fiore, un diario scandito da ipocrisia, menefreghismo, leggi posticce, il tutto non tenendo in nessun conto della volontà di chi, con sofferenza, ha deciso di abortire.

Laura Fiore si trova a viaggiare in un labirinto che si dipana continuo e potenzialmente infinito scoprendone artifici e meccanismi che rimandano non a uomini che dovrebbero liberare dall’angoscia e dal dolore sia fisico e psichico i cittadini, ma addetti a far sì che il labirinto si chiuda e serri come una maledizione divina chi si trova nella legittima, almeno per la sua coscienza e per la legge, condizione di dover interrompere una gravidanza. Un viaggio nell’orrore e negli errori voluti per farti sentire in colpa e maledire la tua consapevole volontà. Laura Fiore grida forte no a tutto questa orribile, meschina, ipocrita macchinazione, si senta pienamente cittadina e dunque pienamente responsabile delle sue scelte.

“Alla domanda se si possono costringere i medici obiettori a praticare l’aborto egli risponde. ‘No, ma si può costringerli ad andare a fare un altro mestiere. Io non metterei mai un medico Testimone di Geova a fare trasfusioni, e lui non lo chiederebbe mai’.”

‘Abortire tra gli obiettori’ diviene il paradigma di quest’Italia decadente che rincorre forsennatamente il passato e precipita nell’irrilevanza storica, economica e sociale. Chi legge il libro, dopo il fremito per la flessibile brutalità descritta, rimane con un fremito di rabbia ed una domanda pressante: ‘è possibile che ciò che è descritto compiutamente accade oggi in Italia?’ Sì accade ed accade spesso, ed è tempo di fermare questa vergognosa prassi.

Il libro è correlato da articoli, riflessione, analisi sulla legge utilissime per comprendere sino in fondo il valore democratico della legge 194. Vi è alla fine una intervista al Prof. Carlo Flamini che con intelligenza delinea gli spazi e limiti di questa legge e costringe ad una riflessione forte per chi come lui è medico ma che ha scelto di essere Obiettore di Coscienza. Alla domanda se si possono costringere i medici obiettori a praticare l’aborto egli risponde. ‘No, ma si può costringerli ad andare a fare un altro mestiere. Io non metterei mai un medico Testimone di Geova a fare trasfusioni, e lui non lo chiederebbe mai’.

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Da “Un Clandestino a Bordo”. Parole sull’aborto.

Prendo in prestito queste parole da Dacia Maraini, in particolare dal suo piccolo e bellissimo libro “Un clandestino a bordo”, in cui parla di aborto, sessualità, del movimento femminista degli anni ’70, e della situazione attuale… Un libro da leggere assolutamente, soprattutto ora che la legge 194 è sotto attacco.

[…] Ricordo che facendo un documentario, ai tempi eroici delle battaglie per la legge sull’aborto, ho incontrato donne dei quartieri poveri che praticavano l’aborto in modo disperato e casalingo, introducendosi un tubicino di gomma nell’utero e poi, una volta provocata l’emorragia, andando all’ospedale a farsi fare il raschiamento. Un aborto dolorosissimo a cui ricorrevano periodicamente, appena saputo che il figlio “aveva attaccato”. […] Alle mie domande sul perché non avessero preso precauzioni, mi rispondevano, quasi tute, che il marito non voleva che adoperassero la pillola, che il prete glielo proibiva. Era considerato “da puttane”. […]

[…] Il desiderio di aborto comincia lì dove comincia il benessere, dove la mortalità infantile è ridotta al minimo, dove le donne sono chiamate a decidere drasticamente fra la dimostrazione distorta del proprio fantasmagorico potere riproduttivo e l’adeguamento alle regole del mercato del lavoro. […]

[…] L’aborto sembra essere il luogo maledetto dell’impotenza storica femminile. Lì dove si rappresenta la perdita ripetuta del controllo sulla riproduzione della specie. L’aborto è dolore e impotenza fatta azione. […]

 

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