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Archivio per la categoria “rassegna stampa”

#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 16/01/2013

La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

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a cura di #save194lazio
(Prossima rassegna: mercoledì 23/01/2013)

Spesso si parla della dignità della persona, soprattutto delle donne, in modo inopportuno. Un caso in cui invece si tenta realmente di ledere la dignità della persona è a nostro avviso quello in cui i suoi diritti fondamentali, come il diritto alla salute e alle scelte riproduttive, vengono compressi o negati, in un clima di accettazione sociale che rende il tutto ancor più grave e cocente; a Bari la prescrizione della pillola del giorno dopo, farmaco non abortivo secondo l’OMS, è soggetta all’obiezione di coscienza.
Repubblica, 19/12/2012: “A Bari città la situazione è molto grave. Non ho trovato un solo consultorio degno di essere definito tale. Le strutture sono totalmente inadeguate. Ma la situazione non si risolve da un giorno all’altro…Quel che è certo è che il territorio di Bari è stato dimenticato per troppo tempo. Ma c’è dell’altro. Devo capire perché la guardia medica di Taranto prescrive la pillola del giorno dopo e quella di Bari non fa altrettanto”
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I dati diffusi indicano un incremento delle vendite del farmaco Ru486, ma in Italia i ricorsi all’IVG farmacologica sono ancora sotto la media europea: la costrizione al ricovero ospedaliero, anomalia tutta nostrana, è un diktat moralistico dal chiaro intento di scoraggiare le donne che vorrebbero ricorrervi per orientarle verso la tradizionale opzione chirurgica . Per non parlare delle carenze nell’erogazione del farmaco da parte delle strutture ospedaliere pubbliche.
Quotidiano.net 7/01/2013: “Proprio il Lazio, insieme alla Lombardia (566) fa registrare un dato significativo: poche confezioni distribuite (1.413) a fronte della loro potenzialità. Le due Regioni insieme contano infatti oltre un terzo di tutti gli aborti chirurgici nazionali secondo la legge 194…A ‘frenare’ l’utilizzo della Ru 486, secondo il direttore medico della Nordic Pharma, ci sarebbe l’obbligatorietà del ricovero ospedaliero che, a detta di Durini, “costituisce un limite alla diffusione della metodica, soprattutto in tempi di riduzione di posti letto. Le regioni come l’Emilia Romagna, che la offrono anche in regime di Day Hospital – conclude Durini – sono non a caso quelle dove l’uso della pillola è più consolidato”
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La testimonianza della blogger Mary, a cui va tutta la nostra solidarietà, potrebbe essere quella di ciascuna di noi. Il confine che separa le leggi, i provvedimenti, le azioni di un farmacista o di un medico di base o di un ginecologo, dalla nostra vita quotidiana e da eventi che possono mutarne il corso, è sottilissimo, e crediamo vada tenuto sempre a mente. Quando qualcuno ci nega o ci rende difficile l’accesso alla contraccezione di emergenza quel qualcuno sta decidendo delle nostre scelte, dei nostri corpi, della nostra vita, e anche di quella dei nostri affetti. Non lasciamo più che accada, riprendiamoci il potere decisionale che ci appartiene.
Un altro genere di comunicazione, 11/01/2013: “Io disperata- erano le 9,30 di sera- gli chiedo come avrei potuto fare e mi spedisce dalla guardia medica. Mi sono fatta accompagnare dal mio ragazzo perché non ho la macchina e la guardia medica è dall’altra parte della città. Arrivata alla guardia medica, la sala d’attesa era semi-vuota. Erano le 9,55. Dopo una persona entro io e accedo in un ambulatorio praticamente pieno di crocifissi, madonne e immaginette di ogni tipo. Mi sento a disagio. Gli chiedo alla dottoressa: “potrebbe farmi la ricetta per la pillola del giorno dopo?” mi guarda malissimo e mi risponde che è un medico obiettore di coscienza. Io le rispondo che è urgentissimo che ho avuto rapporti sessuali martedì. Lei mi fa una lavata di capo e mi risponde “nel 2013 esistono i metodi contraccettivi, perché non li ha usati?” io le rispondo che li uso e che si è rotto il condom. Lei mi ha risposto “perchè non sei andata martedì anziché pensarci all’ultimo momento?”. Io le ho risposto che avevo degli impegni e lei mi ha detto di arrangiarmi.
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Mentre nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) viene previsto il trattamento antalgico nel parto, c’è ancora chi investe il dolore (delle donne) di un’aurea salvifica e nobile, soprattutto se questo si consuma durante il parto: allora prendono il sopravvento una serie di pregiudizi arcaici secondo cui, ad esempio, la partoriente che soffre stabilirà un legame migliore con il nascituro o con la nascitura. E i partner, uomini o donne che siano, che non soffrono altrettanta pena? Sono forse destinati ad essere genitori degeneri o a dover faticare molto di più rispetto alla donna che ha subito un travaglio doloroso? Domande retoriche le nostre, che seguono affermazioni sconcertanti e attualissime.
Lipperatura, 15/01/2013: “A proposito di sacralità del materno, e di brividi. Su L’Unità di ieri è apparso questo articolo di Manuela Trinci. Se siamo ancora al dolore che allena alla fatica di essere genitori, quasi mi arrendo… «Fra i temi rilanciati da Gli Asini, non poteva mancare il «dolore nel parto», oggi quasi tramontato nel suo significato fisiologico, nella sua funzione di allenamento alla fatica di essere genitore; e non potevano mancare note amare su un dibattito al femminile anestetizzato e languido che si accontenta di «un diritto all’epidurale», senza riaffermare la necessità di operatori capaci di «assistenza» e non solo di «intervento», o senza riflettere sulla subdola cultura «eugenetica» che in filigrana ammorba l’attesa del bebè.»”
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Verrà pubblicato nella prossima edizione!

#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 9/01/2013

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La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(Prossima rassegna: mercoledì 16/01/2013)


Una mozione approvata dal Consiglio provinciale di Firenze riconosce come la legge 194/78 abbia contribuito alla drastica diminuzione degli aborti clandestini e in generale delle interruzioni di gravidanza, ribadisce l’importanza della funzione dei consultori sollecitando il loro potenziamento, e prende atto della parziale applicazione della 194 a causa dell’obiezione di coscienza. Non solo; s’impegna infatti a promuovere, in accordo con quanto espresso dalla Regione Toscana, la somministrazione della Ru486 e a sostenere la ricerca scientifica che tuteli la salute e i diritti delle donne. Anche in caso di provvedimenti positivi come questo ci sembra opportuno sottolineare quali entità politiche si sono schierate contro e quali invece hanno sostenuto la mozione: “…voto favorevole di Pd, Rifondazione comunista, Sel, Idv e Gruppo Misto (con il consigliere, radicale, Massimo Lensi). Il Presidente del Consiglio provinciale David Ermini non ha partecipato al voto, il consigliere della Lega Nord Marco Cordone è uscito dall’aula. Il Pdl e l’Udc hanno votato contro il documento, ma la capogruppo del Pdl Erica Franchi e il consigliere Guido Sensi si sono astenuti.”
Met-Provincia di Firenze, 5/12/2012: “«Con la mozione si impegna la Giunta provinciale a sostenere, unitamente alla Regione Toscana, la pluralità e la qualità dei servizi offerti dai consultori e si invita la Regione Toscana “ad applicare le parti della legge 194/78 che prevedono la mobilità del personale Ivg in tutte le strutture pubbliche, intendono con personale non solo quello strettamente medico ma anche anestesisti e personale infermieristico; a garantire un’adeguata percentuale di medici non obiettori non solo nella fase di applicazione della legge 194/78 ma anche nelle fase di diagnosi prenatale e nei ruoli di dirigenza; a sostenere, presso tutte le strutture pubbliche, le tecniche relative all’interruzione di gravidanza più innovative e meno invasive per la salute delle donne»”.
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Il panorama che emerge dalla relazione del Ministero della Sanità è impietoso verso la salute delle donne e la maternità: consultori sempre più deboli e al di sotto delle soglie stabilite dalla legge, tasso di obiettori in aumento, erogazione carente delle Ru486 (nelle Marche non è presente alcuna struttura che la somministri). L’Italia della mappa elaborata da Il Fatto Quotidiano versa in uno stato d’illegalità diffusa, mentre le battaglie dei movimenti antiabortisti proseguono nel tentativo di abbattere definitivamente la legge 194 per arrivare alla ‘gravidanza di Stato’.
Il fatto quotidiano, 16/12/2012:
“Il quadro che affiora dalle 40 pagine di testo, grafici e tabelle allegate è quello di un Paese diviso, dove l’erogazione di servizi in materia di maternità e interruzione volontaria di gravidanza varia – e di molto – di regione in regione.”
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Una donna partorisce, la sua compagna riceve dal personale ospedaliero il braccialetto che la identifica come ‘partner’. Superati da una realtà sempre più varia e umana i vincoli statici della famiglia ‘tradizionale’; in una clinica di Padova una terza dicitura si affianca a quelle che già designavano la ‘mamma’ e il ‘papà’. E a noi sembra un’ottima e necessaria iniziativa! L’entusiasmo si è decisamente affievolito però nel leggere che da quest’anno i parti non cesarei verranno seguiti dall’ostetrica con la supervisione del medico; una scelta certamente in linea con i tagli che sta subendo il servizio sanitario pubblico e che rischia a nostro parere di rendere meno sicuro questo evento, sia per la partoriente che per il nascituro. Ancor meno rassicurante l’affermazione del Prof. Nardelli secondo cui «…di norma la gravidanza è uno stato della donna, e non una patologia»: la gravidanza non sarà una patologia ma è certo che sia quest’ultima sia il parto possono dar luogo a criticità cliniche anche gravi e a stati patologici temporanei o cronici. Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro? Che le donne siano costrette di nuovo a partorire in casa?
Il mattino – Padova, 02/01/2013:
“L’azienda ospedaliera ha fatto i conti con una famiglia non contemplata dalla legge: per questo ha dovuto cambiare la dicitura sui braccialetti di riconoscimento che vengono stretti al polso dell’altra “metà della coppia” dopo la nascita del figlioletto.”
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I movimenti che vogliono imporre gravidanze di Stato e mandare a processo le donne che ricorrono all’IVG scelgono spesso sigle e nomi fuorvianti per le loro iniziative. Stavolta è il turno del movimento No194 (in realtà questo nome non poteva essere più appropriato considerato l’obiettivo principale del movimento) che sceglie di pregare (!) contro l’aborto (o le donne, visto che sono loro a ricorrervi, ci chiediamo?) per dodici ore. Si chiama infatti ’12 ore per la vita’ questa iniziativa antiabortista; a parte la poca orginalità, sembra infatti una delle tante staffette televisive per la raccolta di fondi, non si capisce come al solito quale vita s’intenda difendere visto che quando la 194 non esisteva le donne abortivano molto di più, spesso morendo o subendo gravi danni alla salute, o se scoperte finendo in carcere.
Infoaut, 05/01/2013:
“Questa mattina il movimento Save#194, munito di sacchetti di cenere e carbone, ha fatto visita al gruppo di pro-life che si era riunito in preghiera nei pressi della clinica S. Anna a Caserta, con l’intento di contestare la volontà di questi soggetti di sovra determinare la libertà di scelta della donna  in materia di aborto.”
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#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 19/12/2012

La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(avviso: la prossima rassegna sarà online mercoledì 9/01/2013)

E’ sempre bene ripeterlo, il punto G non ha alcun fondamento scientifico, e troppe donne si sentono diverse o menomate per non aver “scoperto” dove si trova questo fantomatico luogo orgasmico.
Le informazioni sulla sessualità sono infatti ancora fortemente improntate ad una visione patriarcale delle donne e delle relazioni tra i generi, troppe volte si parla di una quasi connaturata difficoltà delle donne a raggiungere l’orgasmo; la causa è soprattutto da cercare nell’idea di una sessualità femminile tuttora connessa alla riproduzione, che censura gli organi erettili femminili, responsabili dell’orgasmo, a favore del piacere vaginale (vagina, penetrazione, riproduzione, questo il leitmotiv degli articoli divulgativi odierni).

La Stampa, 04/12/2012: “«Il termine anatomico corretto per descrivere i tessuti erettili responsabili dell’orgasmo femminile è pene femminile – spiega il dottor Vincenzo Puppo – l’orgasmo vaginale non ha basi scientifiche, è una teoria inventata da Freud nel 1905. Non esistono basi anatomiche e fisiologiche che dimostrano l’esistenza del punto G. Nel 2008, Gravina, Jannini et al. hanno dichiarato di aver fotografato con una ecografia il punto G, ma nel loro articolo pubblicato dal Journal of Sexual Medicine non c’è nessuna immagine del punto G».”
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Grazie a questo post veniamo a sapere che a Milano l’accesso alla IVG è a “numero chiuso”. L’applicazione della legge 194/78 è sempre più incerta e lacunosa, e a farne le spese sono le donne italiane che non possono più decidere, nei termini peraltro stabiliti dalla stessa legge, della propria salute, del proprio corpo, della propria vita.
Consultoria Autogestita, 11/12/2012: “Perché quanto è accaduto alla nostra utente, in un ospedale dove fino a qualche anno fa il servizio era eccellente, conferma ciò che continuiamo a riscontrare da anni: l’aumento degli obiettori di coscienza mina il nostro diritto di scegliere e la nostra salute. Ci siamo prese la briga di spulciare le ultime relazioni ministeriali sull’applicazione della 194:  dai dati è evidente che nelle regioni con basse percentuali di obiettori di coscienza, le complicanze post-operatorie sfiorano lo zero, e contemporaneamente nelle regioni in cui è aumentata l’obiezione si ha un’impennata delle complicanze. Quindi è evidente che, anche se viene -sulla carta- garantito il diritto all’interruzione, non viene più garantita un’assistenza completa alle donne.”
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Non stupisce che il sempre più ostracizzato accesso all’IVG determini l’aumento di aborti clandestini. Pubblichiamo il seguente articolo di Affari Italiani con una riserva: ci chiediamo infatti quanto sia opportuno accompagnare tali notizie e approfondimenti con fotografie della pancia (neanche di una donna, ma solo di una sua parte) di una donna in stato di gravidanza apparentemente avanzato. Troviamo che il rispetto per le scelte riproduttive passi anche attraverso il modo in cui tali articoli vengono pubblicati.
Affari Italiani, 15/12/2012: “«Silvana Agatone, è davvero così difficile applicare la legge sull’interruzione di gravidanza?»
“«Si, nel nostro Paese, applicare la legge sull’aborto non è affatto facile. In molti ospedali non si fanno proprio le interruzioni di gravidanza perché non ci sono medici disposti ad applicare la legge. In pratica non c’è nessuno che controlli che la legge venga attuata. Eppure come recita l’art. 9 della legge: ‘Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’art.7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione di gravidanza secondo le modalità previste’. Ed è la regione che dovrebbe controllare l’attuazione. Ma non avviene, nessuno vigila”.»
«In che senso?»
«Nei nostri ospedali ci sono pochissimi medici non obiettori e oltretutto molti sono in età vicina alla pensione. Se la situazione rimane questa nei prossimi anni sarà difficile abortire legalmente e ci saranno solo aborti clandestini in Italia».”
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Le notizie sull’obiezione di coscienza e quindi la mancata o difficoltosa fruizione dell’IVG sono moltissime, ormai quotidiane e indice di una minaccia alla salute di ognuna di noi non più tollerabile. Un report dalla Puglia mette in luce quanto tale obiezione di coscienzioso abbia veramente poco, ma sia spesso fonte di guadagni altissimi, un business privato e legale che si fonda sull’illegalità (la mancata applicazione di una legge) e si nutre della salute fisica e psichica delle donne.
Repubblica, 16/12/2012: “Nei consultori regionali spesso i medici obiettori non rilasciano prescrizioni neanche per la pillola del giorno dopo. Numeri negativi anche per quanto riguarda le recidività (donne che effettuano più di una Ivg) che raggiungono il 32 per cento, tra le più alte d’Italia. Mentre in Italia il 91,6 per cento delle Ivg si pratica negli ospedali pubblici, in Puglia questa percentuale scende al 53,3 per cento. Il restante 46,7 per cento delle Ivg pugliesi è nelle mani delle cliniche private (contro la media nazionale dell’8,4 per cento). ”
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Quali insidie comporta l’assunzione prolungata della pillola anticoncezionale? Perché tanta reticenza quando la si deve prescrivere e poi gli stessi medici in altre sedi ne parlano come “fattore di rischio per il cancro alla mammella”? E’ possibile ripensare i metodi anticoncezionali tenendo conto della salute delle donne? E dovrebbe far riflettere non poco l’atteggiamento di molte adolescenti che vengono attratte da alcuni possibili effetti della pillola (aumento del seno, diminuzione della peluria, in perfetto accordo con i modelli estetici dominanti) e preoccupate più che altro dall’eventualità d’ingrassare.
Femminismo a Sud, 16/12/2012: “L’articolo che ho linkato, parte dalla storia di Marion e presenta altre tre storie di donne che hanno avuto problemi simili. Purtroppo due di loro sono decedute a 17 e 22 anni, una terza (32 anni) è sopravvissuta ad un’embolia polmonare, fortunatamente senza danni successivi. Tutte e tre utilizzavano anticoncezionali detti di terza generazione.”
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#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 12/12/2012

La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(Prossima rassegna: mercoledì 19/12/2012)

RH- Reality Check, 30/10/2012: il percorso di una pro-life che arriva a confutare le tesi e a svelare le insanabili contraddizioni di un movimento che non si batte per la vita o per evitare gli aborti, quanto per controllare i corpi e la sessualità delle donne.
(l’articolo è in lingua inglese)
“The reality is that so-called pro-life movement is not about saving babies. It’s about punishing women for having sex. That’s why they oppose birth control. That’s why they want to ban abortion even though doing so will simply drive women to have dangerous back alley abortions. That’s why they want to penalize women who take public assistance and then dare to have sex, leaving an exemption for those who become pregnant from rape. It’s not about babies. If it were about babies, they would be making access to birth control widespread and free and creating a comprehensive social safety net so that no woman finds herself with a pregnancy she can’t afford. They would be raising money for research on why half of all zygotes fail to implant and working to prevent miscarriages. It’s not about babies. It’s about controlling women. It’s about making sure they have consequences for having unapproved sex.”
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Babylon Post, 26/11/2012: perché il dolore continua ad essere investito di un valore che non ha anche quando ha esaurito la sua funzione fisiologica di “avvertimento”? E soprattutto, è possibile che la scelta di contenere o eliminare la sofferenza, esperienza unica e soggettiva, sia spesso ostacolata dalla cultura, come nel caso del trattamento antalgico nel parto?
“Ancora una volta la sofferenza fisica dovrebbe, per alcuni, governare la nostra esistenza. Deve soffrire la madre nel partorire, in ossequio all’antico precetto religioso, deve soffrire il paziente durante la malattia o dopo un intervento chirurgico, deve infine soffrire fisicamente anche chi sta morendo. Così da aggiungere alla già penosa separazione, un ulteriore doloroso ricordo a chi è stato vicino al morente. La arcaica concezione che la medicina deve solo ed esclusivamente essere finalizzata alla sopravvivenza del paziente, ha inoltre determinato storicamente una sorta di disaffezione del medico verso il malato terminale. Di fatto considerato come un fallimento stesso della propria attività professionale.”
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Avanti, 29/11/2012: noi di #save194lazio crediamo che le risposte poco esaurienti dei genitori alle richieste di informazioni dei più giovani e delle più giovani non siano solo attribuibili ad un generico imbarazzo, ma spesso nascondano vere e proprie lacune in tema di anatomia, sessualità e contraccezione. Corsi di educazione sessuale per tutte/i!
“Nonostante i ragazzi “chiedano nelle scuole la presenza di figure professionali esterne che parlino di educazione sessuale- affermano le psicoterapeute dell’IdO- siamo ancora in una fase sperimentale, lontani da un intervento mirato e strutturato che venga stabilito dall’alto. Gli stessi genitori fanno fatica a farsi carico anche di questo aspetto dell’educazione, vuoi per imbarazzo vuoi perche’ non riescono a trovare la chiave giusta e gli strumenti per agganciare i figli, cosi’ evitano di parlarne nella speranza che tutto vada nel verso giusto”.”
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Il fatto quotidiano, 1/12/2012: possono esistere una vera scelta riproduttiva e un’efficace campagna contro le MST in un Paese in cui la parola “preservativo” suscita scandalo e viene censurata?
“Di nuovo, nella giornata mondiale di lotta all’Aids, negli spot del ministero hanno provato a far sparire la parola ‘preservativo’. Ieri, al lancio della campagna di comunicazione – testimonial Raoul Bova – il profilattico non c’era.
È dovuta intervenire la Lila, l’associazione che da 25 anni combatte la sindrome da immunodeficienza acquisita, per dire che con quei 30 secondi loro non volevano avere niente a che fare. E per ottenere che fosse diffuso il video nella versione corretta, profilattico compreso.”
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#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 5/12/2012

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Bioetiche, 22/11/2012: una “risposta” di Chiara Lalli all’articolo de Il corpo delle donne su Renzi, il “cimitero dei non-nati” e la 194.
“Il dolore passa anche per la ripetizione ossessiva dell’essere, l’aborto, una “dolorosissima questione”. In questo caso sembra che non si sia chiesto alle donne, perché alcune di loro non descrivono così le interruzioni di gravidanza (parlo di quelle precoci, non di quelle tardive e seguenti a una patologia fetale per esempio). Perché c’è sempre la necessità di sottolineare il dolore necessario di ogni aborto, di tutti gli aborti? Non è un caso che sono poche le donne che parlano del proprio aborto, forse anche per evitare la reazione pavoloviana, o di condanna, o di sguardo obliquo mentre si abbassa la voce perché di aborto non si può parlare senza un carico di colpa.”
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Help Consumatori, 23/11/2012: ospedale, pronto soccorso, Urp, consultorio, padiglione di ginecologia: l’incubo di due giovani catanesi che si sono visti negare la contraccezione di emergenza. L’obiezione irresponsabile di medici e operatori sanitari lede un diritto e rischia di imporre una gravidanza di Stato alle donne.
“Noi qui non prescriviamo la pillola del giorno dopo, siamo obiettori. Ci doveva pensare prima”. È la clamorosa vicenda accaduta a una giovane coppia di Catania che non è riuscita a farsi prescrivere la pillola del giorno dopo durante una vera odissea per l’assenza, in tutte le strutture sanitarie cui si è rivolta, di medici non obiettori. La denuncia arriva dal Movimento Difesa del Cittadino, che esprime indignazione: “Secondo quanto stabilito dalla legge italiana 194/78 il medico è obbligato a prescrivere il farmaco anticoncezionale di emergenza poiché non si tratta di un farmaco abortivo e in caso di Obiezione di Coscienza la struttura sanitaria deve consentire la prescrizione anche provvedendo a mobilitare il personale obiettore”.
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MeDea, 25/11/2012: una raccolta di testimonianze per tratteggiare lo stato d’illegalità e di arbitrio in cui versa la legge 194.
“Centro Italia, ginecologo di fiducia rifiuta di avviare le pratiche per un aborto terapeutico per una sua paziente, la signora si rivolge al consultorio ma non è possibile rispettare i tempi effettuando l’intervento nella sua regione. Tramite una conoscente viene a sapere che è possibile recarsi in Francia, Nizza, o in Svizzera, Zurigo, soprattutto in casi come il suo. La donna parte appena possibile,  decide per la Svizzera. Quasi la metà delle pazienti che incontra è italiana.”
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Il Fatto Quotidiano, 26/11/2012: mentre in Italia l’accesso alla contraccezione di emergenza è sempre più difficoltoso per le donne, negli USA l’American Academy of Pediatrics propone di fornire alle ragazze al di sotto dei diciassette anni una ricetta per la pillola del giorno dopo da usare in caso di necessità.
“La società di Pediatria lo raccomanda in un documento ufficiale destinato a suscitare polemiche, in cui si specifica che la prescrizione permetterebbe di aggirare il divieto che c’è nel paese di vendere la pillola come medicinale da banco alle adolescenti. Quella dell’organizzazione è solo una raccomandazione che non prevede obblighi, ma se seguita permetterebbe un accesso rapido delle ragazze alla contraccezione d’emergenza, senza dover aspettare un contatto con il medico.”
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La Repubblica, 28/11/2012: il Governo italiano non smentisce la propria volontà di difendere una legge che lede i diritti fondamentali delle donne. In extremis presentato il ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo sulla legge 40/2004.
“Il governo ha fatto ricorso contro una sentenza che, ancora una volta dopo tribunali regionali e Corte Costituzionale, dichiara ammissibile la diagnosi preimpianto e condanna l’italia perche “incoerente” dal punto di vista legislativo. Visto che alle coppie portatrici di malattie genetiche la legge autorizzava l’aborto ma non la diagnosi preimpianto che quel trauma avrebbe evitato.”
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