#save194lazio

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#stopfemminicidio, innanzitutto.

Il post di oggi non riguarderà la 194/78, né l’obiezione di coscienza, né la contraccezione preventiva e di emergenza a cui è sempre più arduo accedere, né i consultori che si vedono tagliati i fondi e che si vogliono privare della loro natura laica e a tutela della salute riproduttiva della donna, né all’assenza di informazioni afferenti l’educazione sessuale, l’educazione ai rapporti tra i generi e in particolar modo all’anatomia dei genitali esterni femminili, su cui ancora aleggia un alone scuro che non permette alle ragazze e ai ragazzi, agli uomini e alle donne, di vivere una sessualità consapevole e serena.

No, il post di oggi è per dirvi che da gennaio 2012 ad oggi, in Italia sono state uccise dalla violenza di genere circa #74 donne, più uomini e bambini, per un totale di #84 vittime di femminicidio.
Uccise e uccisi dalla violenza di uomini che non considerano le donne come persone libere di sottrarsi ad una relazione in cui non vogliono più stare, o di allontanare una presenza che non è gradita, libere di poter dire ‘no’.
Uomini che le considerano alla stregua di oggetti su cui rivendicare il proprio dominio tramite le minacce, le percosse, fino all’eliminazione, perseguita con modalità di un’efferatezza sconcertante (donne rincorse e finite a colpi di forbici, bruciate, strangolate, ammazzate a colpi di pistola, nelle proprie cucine, in camera da letto, o mentre andavano in ufficio, o passeggiando con un’amica). Tale violenza non risparmia neanche gli affetti della vittima diretta, anche se di sesso maschile; nuovi compagni o mariti, figli, nonni, amici. Anche loro vittime indirette del femminicidio.
L’ONU ha dichiarato che in Italia il femminicidio è un crimine di Stato; che il governo non fa abbastanza per attuare misure protettive nei confronti delle vittime (che spesso, prima di venire uccise, avevano già denunciato il futuro omicida per maltrattamenti o stalking) di violenza e che in Italia esiste una legittimazione sociale del femminicidio. Tale legittimazione passa attraverso la nostra cultura, fortemente maschilista, per cui ogni notizia di violenza sulle donne, dagli stupri ai femminicidi, viene dai media relegata a fatto privato e saltuario, utilizzando ancora un lessico che ci riporta al “delitto d’onore” (scomparso evidentemente solo dal Codice Penale) e giustifica gli omicidi e colpevolizza le vittime, parlando di uomini gelosi, depressi, accecati dall’ira, in qualche modo provocati dalla condotta della vittima.
Nel frattempo, in questa escalation di violenza e di tentativo di restaurazione del sistema patriarcale (gender backlash), ai centri anti violenza vengono tagliati i fondi, la rappresentanza delle donne in politica e nei CdA è praticamente nulla, gli stereotipi di genere continuano pervicacemente ad ingabbiare le donne in ruoli di cura e accudimento e a deumanizzarle rendendole oggetti sessuali al servizio di un immaginario erotico maschile anch’esso stereotipato e stantìo.
Nel frattempo il Governo tace, e non abbiamo neanche, nonostante siamo il Paese più maschilista d’Europa (74esimo posto su 135 nel Gender Gap Index 2011 del World Economic Forum), un Ministero delle Pari Opportunità.
Nel frattempo le donne continuano a morire, i loro cadaveri ad essere vilipesi (abbondano nei media gli apprezzamenti e i commenti sull’attrattiva sessuale delle vittime, nonché misere gallerie fotografiche ad offenderne la memoria); per questo abbiamo deciso come #save194lazio di condividere l’hashtag #stopfemminicidio, e di indirizzare le nostre risorse e il nostro tempo nella lotta contro il femminicidio.
Perché prima che le donne possano fruire dei diritti fondamentali per cui continueremo a lavorare, devono poter innanzitutto rimanere in vita. La nostra priorità da oggi sarà #stopfemminicidio.

Potete seguirci per aggiornamenti su iniziative territoriali e altro, su questo blog e il relativo account Twitter, sull’evento Facebook #save194, e sulla nuova pagina #stopfemminicidio.

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