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#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 9/01/2013

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La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(Prossima rassegna: mercoledì 16/01/2013)


Una mozione approvata dal Consiglio provinciale di Firenze riconosce come la legge 194/78 abbia contribuito alla drastica diminuzione degli aborti clandestini e in generale delle interruzioni di gravidanza, ribadisce l’importanza della funzione dei consultori sollecitando il loro potenziamento, e prende atto della parziale applicazione della 194 a causa dell’obiezione di coscienza. Non solo; s’impegna infatti a promuovere, in accordo con quanto espresso dalla Regione Toscana, la somministrazione della Ru486 e a sostenere la ricerca scientifica che tuteli la salute e i diritti delle donne. Anche in caso di provvedimenti positivi come questo ci sembra opportuno sottolineare quali entità politiche si sono schierate contro e quali invece hanno sostenuto la mozione: “…voto favorevole di Pd, Rifondazione comunista, Sel, Idv e Gruppo Misto (con il consigliere, radicale, Massimo Lensi). Il Presidente del Consiglio provinciale David Ermini non ha partecipato al voto, il consigliere della Lega Nord Marco Cordone è uscito dall’aula. Il Pdl e l’Udc hanno votato contro il documento, ma la capogruppo del Pdl Erica Franchi e il consigliere Guido Sensi si sono astenuti.”
Met-Provincia di Firenze, 5/12/2012: “«Con la mozione si impegna la Giunta provinciale a sostenere, unitamente alla Regione Toscana, la pluralità e la qualità dei servizi offerti dai consultori e si invita la Regione Toscana “ad applicare le parti della legge 194/78 che prevedono la mobilità del personale Ivg in tutte le strutture pubbliche, intendono con personale non solo quello strettamente medico ma anche anestesisti e personale infermieristico; a garantire un’adeguata percentuale di medici non obiettori non solo nella fase di applicazione della legge 194/78 ma anche nelle fase di diagnosi prenatale e nei ruoli di dirigenza; a sostenere, presso tutte le strutture pubbliche, le tecniche relative all’interruzione di gravidanza più innovative e meno invasive per la salute delle donne»”.
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Il panorama che emerge dalla relazione del Ministero della Sanità è impietoso verso la salute delle donne e la maternità: consultori sempre più deboli e al di sotto delle soglie stabilite dalla legge, tasso di obiettori in aumento, erogazione carente delle Ru486 (nelle Marche non è presente alcuna struttura che la somministri). L’Italia della mappa elaborata da Il Fatto Quotidiano versa in uno stato d’illegalità diffusa, mentre le battaglie dei movimenti antiabortisti proseguono nel tentativo di abbattere definitivamente la legge 194 per arrivare alla ‘gravidanza di Stato’.
Il fatto quotidiano, 16/12/2012:
“Il quadro che affiora dalle 40 pagine di testo, grafici e tabelle allegate è quello di un Paese diviso, dove l’erogazione di servizi in materia di maternità e interruzione volontaria di gravidanza varia – e di molto – di regione in regione.”
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Una donna partorisce, la sua compagna riceve dal personale ospedaliero il braccialetto che la identifica come ‘partner’. Superati da una realtà sempre più varia e umana i vincoli statici della famiglia ‘tradizionale’; in una clinica di Padova una terza dicitura si affianca a quelle che già designavano la ‘mamma’ e il ‘papà’. E a noi sembra un’ottima e necessaria iniziativa! L’entusiasmo si è decisamente affievolito però nel leggere che da quest’anno i parti non cesarei verranno seguiti dall’ostetrica con la supervisione del medico; una scelta certamente in linea con i tagli che sta subendo il servizio sanitario pubblico e che rischia a nostro parere di rendere meno sicuro questo evento, sia per la partoriente che per il nascituro. Ancor meno rassicurante l’affermazione del Prof. Nardelli secondo cui «…di norma la gravidanza è uno stato della donna, e non una patologia»: la gravidanza non sarà una patologia ma è certo che sia quest’ultima sia il parto possono dar luogo a criticità cliniche anche gravi e a stati patologici temporanei o cronici. Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro? Che le donne siano costrette di nuovo a partorire in casa?
Il mattino – Padova, 02/01/2013:
“L’azienda ospedaliera ha fatto i conti con una famiglia non contemplata dalla legge: per questo ha dovuto cambiare la dicitura sui braccialetti di riconoscimento che vengono stretti al polso dell’altra “metà della coppia” dopo la nascita del figlioletto.”
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I movimenti che vogliono imporre gravidanze di Stato e mandare a processo le donne che ricorrono all’IVG scelgono spesso sigle e nomi fuorvianti per le loro iniziative. Stavolta è il turno del movimento No194 (in realtà questo nome non poteva essere più appropriato considerato l’obiettivo principale del movimento) che sceglie di pregare (!) contro l’aborto (o le donne, visto che sono loro a ricorrervi, ci chiediamo?) per dodici ore. Si chiama infatti ’12 ore per la vita’ questa iniziativa antiabortista; a parte la poca orginalità, sembra infatti una delle tante staffette televisive per la raccolta di fondi, non si capisce come al solito quale vita s’intenda difendere visto che quando la 194 non esisteva le donne abortivano molto di più, spesso morendo o subendo gravi danni alla salute, o se scoperte finendo in carcere.
Infoaut, 05/01/2013:
“Questa mattina il movimento Save#194, munito di sacchetti di cenere e carbone, ha fatto visita al gruppo di pro-life che si era riunito in preghiera nei pressi della clinica S. Anna a Caserta, con l’intento di contestare la volontà di questi soggetti di sovra determinare la libertà di scelta della donna  in materia di aborto.”
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Verrà pubblicato nella prossima edizione!

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