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#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 9/01/2013

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La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(Prossima rassegna: mercoledì 16/01/2013)


Una mozione approvata dal Consiglio provinciale di Firenze riconosce come la legge 194/78 abbia contribuito alla drastica diminuzione degli aborti clandestini e in generale delle interruzioni di gravidanza, ribadisce l’importanza della funzione dei consultori sollecitando il loro potenziamento, e prende atto della parziale applicazione della 194 a causa dell’obiezione di coscienza. Non solo; s’impegna infatti a promuovere, in accordo con quanto espresso dalla Regione Toscana, la somministrazione della Ru486 e a sostenere la ricerca scientifica che tuteli la salute e i diritti delle donne. Anche in caso di provvedimenti positivi come questo ci sembra opportuno sottolineare quali entità politiche si sono schierate contro e quali invece hanno sostenuto la mozione: “…voto favorevole di Pd, Rifondazione comunista, Sel, Idv e Gruppo Misto (con il consigliere, radicale, Massimo Lensi). Il Presidente del Consiglio provinciale David Ermini non ha partecipato al voto, il consigliere della Lega Nord Marco Cordone è uscito dall’aula. Il Pdl e l’Udc hanno votato contro il documento, ma la capogruppo del Pdl Erica Franchi e il consigliere Guido Sensi si sono astenuti.”
Met-Provincia di Firenze, 5/12/2012: “«Con la mozione si impegna la Giunta provinciale a sostenere, unitamente alla Regione Toscana, la pluralità e la qualità dei servizi offerti dai consultori e si invita la Regione Toscana “ad applicare le parti della legge 194/78 che prevedono la mobilità del personale Ivg in tutte le strutture pubbliche, intendono con personale non solo quello strettamente medico ma anche anestesisti e personale infermieristico; a garantire un’adeguata percentuale di medici non obiettori non solo nella fase di applicazione della legge 194/78 ma anche nelle fase di diagnosi prenatale e nei ruoli di dirigenza; a sostenere, presso tutte le strutture pubbliche, le tecniche relative all’interruzione di gravidanza più innovative e meno invasive per la salute delle donne»”.
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Il panorama che emerge dalla relazione del Ministero della Sanità è impietoso verso la salute delle donne e la maternità: consultori sempre più deboli e al di sotto delle soglie stabilite dalla legge, tasso di obiettori in aumento, erogazione carente delle Ru486 (nelle Marche non è presente alcuna struttura che la somministri). L’Italia della mappa elaborata da Il Fatto Quotidiano versa in uno stato d’illegalità diffusa, mentre le battaglie dei movimenti antiabortisti proseguono nel tentativo di abbattere definitivamente la legge 194 per arrivare alla ‘gravidanza di Stato’.
Il fatto quotidiano, 16/12/2012:
“Il quadro che affiora dalle 40 pagine di testo, grafici e tabelle allegate è quello di un Paese diviso, dove l’erogazione di servizi in materia di maternità e interruzione volontaria di gravidanza varia – e di molto – di regione in regione.”
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Una donna partorisce, la sua compagna riceve dal personale ospedaliero il braccialetto che la identifica come ‘partner’. Superati da una realtà sempre più varia e umana i vincoli statici della famiglia ‘tradizionale’; in una clinica di Padova una terza dicitura si affianca a quelle che già designavano la ‘mamma’ e il ‘papà’. E a noi sembra un’ottima e necessaria iniziativa! L’entusiasmo si è decisamente affievolito però nel leggere che da quest’anno i parti non cesarei verranno seguiti dall’ostetrica con la supervisione del medico; una scelta certamente in linea con i tagli che sta subendo il servizio sanitario pubblico e che rischia a nostro parere di rendere meno sicuro questo evento, sia per la partoriente che per il nascituro. Ancor meno rassicurante l’affermazione del Prof. Nardelli secondo cui «…di norma la gravidanza è uno stato della donna, e non una patologia»: la gravidanza non sarà una patologia ma è certo che sia quest’ultima sia il parto possono dar luogo a criticità cliniche anche gravi e a stati patologici temporanei o cronici. Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro? Che le donne siano costrette di nuovo a partorire in casa?
Il mattino – Padova, 02/01/2013:
“L’azienda ospedaliera ha fatto i conti con una famiglia non contemplata dalla legge: per questo ha dovuto cambiare la dicitura sui braccialetti di riconoscimento che vengono stretti al polso dell’altra “metà della coppia” dopo la nascita del figlioletto.”
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I movimenti che vogliono imporre gravidanze di Stato e mandare a processo le donne che ricorrono all’IVG scelgono spesso sigle e nomi fuorvianti per le loro iniziative. Stavolta è il turno del movimento No194 (in realtà questo nome non poteva essere più appropriato considerato l’obiettivo principale del movimento) che sceglie di pregare (!) contro l’aborto (o le donne, visto che sono loro a ricorrervi, ci chiediamo?) per dodici ore. Si chiama infatti ’12 ore per la vita’ questa iniziativa antiabortista; a parte la poca orginalità, sembra infatti una delle tante staffette televisive per la raccolta di fondi, non si capisce come al solito quale vita s’intenda difendere visto che quando la 194 non esisteva le donne abortivano molto di più, spesso morendo o subendo gravi danni alla salute, o se scoperte finendo in carcere.
Infoaut, 05/01/2013:
“Questa mattina il movimento Save#194, munito di sacchetti di cenere e carbone, ha fatto visita al gruppo di pro-life che si era riunito in preghiera nei pressi della clinica S. Anna a Caserta, con l’intento di contestare la volontà di questi soggetti di sovra determinare la libertà di scelta della donna  in materia di aborto.”
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Se hai trovato online un articolo interessante, non presente nella rassegna odierna, invia il link al seguente indirizzo:

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Verrà pubblicato nella prossima edizione!

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La mia scelta viene prima.

Dal collettivo femminista e lesbico Vengo Prima condividiamo questo bellissimo video:

QUESTO VIDEO E’ UNO STRUMENTO DI DENUNCIA, DI INFORMAZIONE E DI LOTTA, NONCHE’ UN GESTO DI VICINANZA A CHI HA VISSUTO ESPERIENZE SIMILI.

SIAMO LIBERE DI SCEGLIERE. SEMPRE.

Buona visione!

#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 19/12/2012

La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(avviso: la prossima rassegna sarà online mercoledì 9/01/2013)

E’ sempre bene ripeterlo, il punto G non ha alcun fondamento scientifico, e troppe donne si sentono diverse o menomate per non aver “scoperto” dove si trova questo fantomatico luogo orgasmico.
Le informazioni sulla sessualità sono infatti ancora fortemente improntate ad una visione patriarcale delle donne e delle relazioni tra i generi, troppe volte si parla di una quasi connaturata difficoltà delle donne a raggiungere l’orgasmo; la causa è soprattutto da cercare nell’idea di una sessualità femminile tuttora connessa alla riproduzione, che censura gli organi erettili femminili, responsabili dell’orgasmo, a favore del piacere vaginale (vagina, penetrazione, riproduzione, questo il leitmotiv degli articoli divulgativi odierni).

La Stampa, 04/12/2012: “«Il termine anatomico corretto per descrivere i tessuti erettili responsabili dell’orgasmo femminile è pene femminile – spiega il dottor Vincenzo Puppo – l’orgasmo vaginale non ha basi scientifiche, è una teoria inventata da Freud nel 1905. Non esistono basi anatomiche e fisiologiche che dimostrano l’esistenza del punto G. Nel 2008, Gravina, Jannini et al. hanno dichiarato di aver fotografato con una ecografia il punto G, ma nel loro articolo pubblicato dal Journal of Sexual Medicine non c’è nessuna immagine del punto G».”
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Grazie a questo post veniamo a sapere che a Milano l’accesso alla IVG è a “numero chiuso”. L’applicazione della legge 194/78 è sempre più incerta e lacunosa, e a farne le spese sono le donne italiane che non possono più decidere, nei termini peraltro stabiliti dalla stessa legge, della propria salute, del proprio corpo, della propria vita.
Consultoria Autogestita, 11/12/2012: “Perché quanto è accaduto alla nostra utente, in un ospedale dove fino a qualche anno fa il servizio era eccellente, conferma ciò che continuiamo a riscontrare da anni: l’aumento degli obiettori di coscienza mina il nostro diritto di scegliere e la nostra salute. Ci siamo prese la briga di spulciare le ultime relazioni ministeriali sull’applicazione della 194:  dai dati è evidente che nelle regioni con basse percentuali di obiettori di coscienza, le complicanze post-operatorie sfiorano lo zero, e contemporaneamente nelle regioni in cui è aumentata l’obiezione si ha un’impennata delle complicanze. Quindi è evidente che, anche se viene -sulla carta- garantito il diritto all’interruzione, non viene più garantita un’assistenza completa alle donne.”
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Non stupisce che il sempre più ostracizzato accesso all’IVG determini l’aumento di aborti clandestini. Pubblichiamo il seguente articolo di Affari Italiani con una riserva: ci chiediamo infatti quanto sia opportuno accompagnare tali notizie e approfondimenti con fotografie della pancia (neanche di una donna, ma solo di una sua parte) di una donna in stato di gravidanza apparentemente avanzato. Troviamo che il rispetto per le scelte riproduttive passi anche attraverso il modo in cui tali articoli vengono pubblicati.
Affari Italiani, 15/12/2012: “«Silvana Agatone, è davvero così difficile applicare la legge sull’interruzione di gravidanza?»
“«Si, nel nostro Paese, applicare la legge sull’aborto non è affatto facile. In molti ospedali non si fanno proprio le interruzioni di gravidanza perché non ci sono medici disposti ad applicare la legge. In pratica non c’è nessuno che controlli che la legge venga attuata. Eppure come recita l’art. 9 della legge: ‘Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’art.7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione di gravidanza secondo le modalità previste’. Ed è la regione che dovrebbe controllare l’attuazione. Ma non avviene, nessuno vigila”.»
«In che senso?»
«Nei nostri ospedali ci sono pochissimi medici non obiettori e oltretutto molti sono in età vicina alla pensione. Se la situazione rimane questa nei prossimi anni sarà difficile abortire legalmente e ci saranno solo aborti clandestini in Italia».”
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Le notizie sull’obiezione di coscienza e quindi la mancata o difficoltosa fruizione dell’IVG sono moltissime, ormai quotidiane e indice di una minaccia alla salute di ognuna di noi non più tollerabile. Un report dalla Puglia mette in luce quanto tale obiezione di coscienzioso abbia veramente poco, ma sia spesso fonte di guadagni altissimi, un business privato e legale che si fonda sull’illegalità (la mancata applicazione di una legge) e si nutre della salute fisica e psichica delle donne.
Repubblica, 16/12/2012: “Nei consultori regionali spesso i medici obiettori non rilasciano prescrizioni neanche per la pillola del giorno dopo. Numeri negativi anche per quanto riguarda le recidività (donne che effettuano più di una Ivg) che raggiungono il 32 per cento, tra le più alte d’Italia. Mentre in Italia il 91,6 per cento delle Ivg si pratica negli ospedali pubblici, in Puglia questa percentuale scende al 53,3 per cento. Il restante 46,7 per cento delle Ivg pugliesi è nelle mani delle cliniche private (contro la media nazionale dell’8,4 per cento). ”
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Quali insidie comporta l’assunzione prolungata della pillola anticoncezionale? Perché tanta reticenza quando la si deve prescrivere e poi gli stessi medici in altre sedi ne parlano come “fattore di rischio per il cancro alla mammella”? E’ possibile ripensare i metodi anticoncezionali tenendo conto della salute delle donne? E dovrebbe far riflettere non poco l’atteggiamento di molte adolescenti che vengono attratte da alcuni possibili effetti della pillola (aumento del seno, diminuzione della peluria, in perfetto accordo con i modelli estetici dominanti) e preoccupate più che altro dall’eventualità d’ingrassare.
Femminismo a Sud, 16/12/2012: “L’articolo che ho linkato, parte dalla storia di Marion e presenta altre tre storie di donne che hanno avuto problemi simili. Purtroppo due di loro sono decedute a 17 e 22 anni, una terza (32 anni) è sopravvissuta ad un’embolia polmonare, fortunatamente senza danni successivi. Tutte e tre utilizzavano anticoncezionali detti di terza generazione.”
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L’opinione e l’informazione: la pillola del giorno dopo NON è un farmaco abortivo.

di Elisabetta P.

Non tutte le opinioni meritano rispetto. In ogni caso le opinioni sono appunto riflessioni personali che possono anche, spero, trovare fondamento in fatti, dati, esperienze, e così via.
La comunicazione di un’informazione, di un dato o di un fatto, non è opinabile. O meglio, può esserlo eccome, a condizione che il dato sia ben distinto da quella che è una valutazione di natura personale.
L’articolo pubblicato il 27 settembre scorso da Avvenire a firma di Costanza Miriano è un ricettacolo di opinioni che io non solo non condivido ma che neanche considero meritevoli di rispetto, e di inesattezze la cui modalità comunicativa, contraddistinta da sicurezza e assertività, fa di loro informazioni errate.
Cosa producono le informazioni sbagliate? Disinformazione. Cosa può determinare la disinformazione sulla salute riproduttiva e sessuale delle cittadine? Danni enormi, e limitazione della libertà personale.
Ritengo che la mia libertà consista infatti anche nel conoscere quali sono i miei diritti, cosa posso e non posso scegliere, quali sono le conseguenze delle mie scelte. Se non sono consapevole, o mi viene impedito di esserlo, di tutto ciò, la mia sarà una libertà limitata.

Dall’articolo (il cui titolo, a mio parere fuorviante, è ‘L’aborto del giorno dopo’):

Quando la bugia da far passare è molto grossa è bene attrezzarsi subito, sin dalla scelta del nome. E così si chiama dipartimento all’educazione la struttura che ha deciso di distribuire gratuitamente nelle scuole superiori di New York la pillola del giorno dopo alle ragazze che ne facciano richiesta. Poi non ci sarà neanche più bisogno del consenso dei genitori, se hanno preventivamente aderito al programma di contraccezione preventiva, e qui è la bugia più grossa di tutte.

Dunque, la città di New York nel gennaio 2011 ha lanciato un programma pilota per distribuire senza obbligo di prescrizione medica dispositivi di contraccezione (preventiva e di emergenza) alle studentesse e agli studenti di una dozzina di scuole superiori pubbliche.
Questo programma, conosciuto come CATCH (Connecting Adolescents to Comprehensive Healthcare) amplia un progetto privato già esistente operante in circa quaranta scuole della città e che offre servizi primari di assistenza sanitaria, inclusi contraccettivi preventivi, di emergenza o Plan B (così chiamata nel programma CATCH, prendendo spunto dal nome del farmaco, Plan B One-Step, a base di Levonorgestrel in commercio negli U.S.A.), e test di gravidanza. In realtà, da anni vengono distribuiti gratuitamente profilattici nelle scuole del Paese, ma CATCH si distingue proprio per offrire alle giovanissime anche contraccettivi preventivi e Plan B senza prescrizione.

Proseguiamo a leggere:
” La pillola del giorno dopo, poiché appunto si prende il giorno dopo (anzi, entro 72 ore), non è affatto preventiva, e può o ritardare l’ovulazione, oppure, se il concepimento è avvenuto, impedire l’impianto di una nuova vita che già è cominciata, e quindi si tratta di un vero e proprio aborto in piena regola. C’è di mezzo insomma la vita di un bambino che viene interrotta.”

Un bel respiro, calma.
L’autrice dell’articolo parte da un assunto erroneamente ricavato dagli obiettivi del progetto CATCH (che abbiamo visto si occupa anche di contraccezione di emergenza), e cioè che la pillola del giorno dopo rientri nella contraccezione preventiva, per poi smentirlo lei stessa (“poiché appunto si prende il giorno dopo”). Esatto, ma nessuno aveva affermato il contrario, tantomeno il programma CATCH.
Ora, il farmaco di cui si sta parlando rientra nella categoria della contraccezione di emergenza (CE), o contraccezione post-coitale, da assumere entro le 72 ore dal rapporto sessuale non protetto che si ritenga possa dar luogo ad una gravidanza non voluta, e non di quella preventiva. Con la contraccezione preventiva (la semplice “pillola”) quella di emergenza può avere in comune il principio attivo, come ad esempio il Levonorgestrel, che però nella pillola “del giorno dopo”, anche detta pdg, viene utilizzato in dosaggi molto più alti.
Cosa fa la pillola del giorno dopo? Ritarda o blocca l’ovulazione, come si può anche leggere nel passaggio estrapolato dall’articolo di Avvenire, ma al contrario di quanto viene successivamente asserito, NON impedisce l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero se questo ha già avuto inizio: “Levonorgestrel emergency contraceptive pills are not effective once the process of implantation has begun, and they will not cause abortion” (Le pillole di contraccezione di emergenza a base di Levonorgestrel non sono efficaci una volta che il processo di impianto ha avuto inizio, e non causano l’aborto”)  fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità
Ancora un altro punto chiarificatore dal Fact Sheet dell’OMS risalente a luglio 2012: “Emergency contraception, or post-coital contraception, refers to methods of contraception that can be used to prevent pregnancy in the first few days after intercourse” (La contraccezione di emergenza, o post-coitale, afferisce a metodi contraccettivi che possono essere utilizzati per prevenire una gravidanza nei primi giorni successivi al rapporto.).
Prevenire una gravidanza, non interromperla. Quindi, NON “si tratta di un vero e proprio aborto”.

Opportuno citare anche il documento destinato ai medici e realizzato dalla Sic (Società Italiana della Contraccezione) e dalla Smic (Società Medica Italiana per la Contraccezione) del 6 giugno 2011:
“E’ ampiamente dimostrato che il LNG, quando somministrato in fase preovulatoria, interferisce con il processo ovulatorio, per inibizione o disfunzione dello stesso, e previene quindi la fertilizzazione. In particolare, se somministrato prima del picco preovulatorio di LH, è in grado di impedire l’ovulazione nella maggior parte dei casi. Inoltre, è stato evidenziato che nelle donne che assumono il LNG quando i parametri clinici, ecografici ed ormonali sono diagnostici di ovulazione già avvenuta, il LNG non ha alcun effetto.” LNG sta per Levonorgestrel, LH (ormone luteinizzante) è prodotto dall’ipofisi in quantità maggiori nella donna durante il picco ovulatorio.

La confusione che ravviso nell’utilizzo disinvolto da parte dei movimenti antiabortisti di alcuni termini dal sicuro impatto emotivo (vita, feto, embrione, bambino, persona) vorrei credere scaturisca da una generale ignoranza sull’argomento e non da un consapevole intento mistificatorio.

Altro passaggio dell’articolo diffuso da Avvenire:
“In Italia almeno il Movimento per la Vita ha ottenuto, con un ricorso parzialmente accolto dal Tar, che il bugiardino delle pillole del giorno dopo (Norlevo, Levonelle) chiarisse che il farmaco può anche distruggere l’embrione, e non solo impedire che venga concepito. Insomma un pesticida umano come lo definì Lejeune. “

La parte del ricorso al Tar del Lazio presentato dal Movimento per la Vita a cui si accenna, riguardava il foglietto illustrativo della pdg Norlevo (non si parla assolutamente di Levonelle Bayer nella sentenza) prodotto dalla casa farmaceutica Angelini.
Vediamo di capire cosa dice il Tar in proposito al punto 6 della sentenza numero 8465 risalente al 2001:

“…nel foglio illustrativo è diffusamente precisata la nozione di contraccezione di emergenza, nel cui ambito si colloca il “NORLEVO”, in contrapposizione ai metodi ordinari di prevenzione della gravidanza; sono inoltre elencate tutte le ipotesi in cui il prodotto va assunto con identificazione delle tipologie dei rapporti sessuali non protetti. Il consumatore è quindi esaustivamente edotto circa i presupposti e le condizioni caratterizzate dalla straordinarietà in presenza delle quali può essere assunto il farmaco, ed ipotizzati usi non conformi alle indicazioni non si traducono in vizio del contenuto dell’atto oggetto di sindacato. Quanto all’incidenza del farmaco sui processi fisiologici della donna nel foglio illustrativo è indicato che il sistema di contraccezione opera “bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto”. Se per il primo dei su riferiti effetti terapeutici (blocco dell’ovulazione) la descrizione dello stesso si configura conforme a criteri di corretta e completa informazione del consumatore, la successiva proposizione “impedendo l’impianto” risulta priva di oggetto, non precisando che l’effetto terapeutico si riflette sull’ovulo fecondato. Come ampiamente illustrato dalle associazioni ricorrenti, un completa e dettagliata informazione per ciò che attiene il secondo dei delineati effetti terapeutici si rende necessaria proprio in presenza di differenziati orientamenti etici e religiosi circa il momento iniziale della vita umana, così da rendere edotto in maniera chiara e non equivoca che il farmaco agisce sull’ovulo già fecondato impedendo le successive fasi del processo biologico di procreazione.”

In sostanza è stato ritenuto che il foglietto illustrativo del farmaco in questione fosse poco esaustivo, e adeguandosi alla sentenza la casa farmaceutica ha provveduto a rilasciarne un successivo che esaudisse tutti i requisiti informativi che tale documento deve soddisfare.
Qui potete trovare il “bugiardino” di Norlevo (risale presumibilmente al 2006, e nel frattempo potrebbe aver subito ulteriori modifiche) post sentenza 8465/2001, anzi, riporto alcune avvertenze dallo stesso:
“La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato, se il rapporto sessuale è avvenuto nelle ore o nei giorni che precedono l’ovulazione, cioè nel periodo di massima probabilità di fecondazione. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l’impianto.”
Non può interrompere una gravidanza già in atto.

In caso vogliate approfondire le posizioni di Jerôme Lejeune, potete consultare la pagina Wikipedia a lui dedicata, ponendo particolare attenzione alle sue posizioni bioetiche.
Vorrei sottolineare come la citazione di Miriano sia attribuita alla persona giusta ma al farmaco sbagliato: difatti Lejeune ha definito “pesticida umano” il principio attivo mifepristone, utilizzato nei cosidetti farmaci abortivi che possono sostituire una IVG chirurgica, e non al Levonorgestrel o ad altri principi attivi usati per la contraccezione di emergenza.

 
Nota: l’IVG farmacologica rappresenta un’alternativa a quella chirurgica, ed è costituita in Italia dalla RU846 (nome commerciale) il cui principio attivo si chiama mifepristone (il farmaco approvato dall’AIFA è il Mifegyne della Exelgyne) e che viene somministrata solo in ambito ospedaliero e con obbligo di ricovero. La RU846 rientra nella categoria dei farmaci abortivi.

#save194 al #FBC

di Serena G.

Sono tornata ieri dal Feminist Blog Camp, una tre giorni organizzata dal blog Femminismo A Sud, per chi non lo sapesse, che ha avuto luogo all’Ex Caserma Del Fante di Livorno dal 28 al 30 settembre. Workshop di tutti i tipi e gusti hanno scandito i tre giorni, e il 28 settembre, dopo una buonissima cena vegana, c’è stato quello intitolato “Save194”. E’ stato un workshop abbastanza atipico, corale, in cui ognuna ha partecipato con la sua esperienza, in forma di collettivo o di individualità.

Abbiamo parlato delle nostre esperienze territoriali, ci siamo aggiornate sui dati dell’obiezione di coscienza sia dell’aborto che della pillola del giorno dopo, abbiamo avuto modo di confrontarci dal vivo – per esempio, un dato su tutti che mi ha sconvolto è stato quello di Pisa, dove non si pratica l’aborto, per cui chi lo volesse fare è obbligata ad andare a Pontedèra, un paesino della provincia, per non parlare dei tragici dati di Napoli, Benevento, e in generale della politica nazionale che, attraverso le manovre delle varie Regioni, sta puntando a rendere i consultori dei luoghi in cui i vari movimenti contro l’aborto possono entrarci tranquillamente (come accade in Veneto) al fine di dissuadere la donna a praticare l’IVG.

Noi, ce lo siamo detto chiaramente, guardandoci negli occhi,  non ci stiamo. Non ci stiamo all’obiezione di coscienza, non ci stiamo a lasciare i consultori nelle mani dei vari movimenti no choise: le donne devono poter scegliere. E’ un nostro diritto.

Save194 è solo un hashtag, un piccolo strumento virtuale che però esprime una grandissima idea, che si è manifestata con un workshop di donne decise ad agire, a non stare zitte, a non patire in silenzio, a non far patire in silenzio: la 194 non è un’entità monolitica, è una legge attaccata ma soprattutto attaccabile senza problemi, cosa che fanno tutti i giorni i medici obiettori.  E prima di essere una legge è soprattutto qualcosa che parla di noi, di un diritto continuamente negato in mille e più modi. La 194, insomma, è un discorso  sulla nostra vita personal-politica, che non si è concluso nel momento della sua approvazione. La discussione deve continuare, e il 28 settembre abbiamo avuto modo di constatare che siamo in tante ad aver voglia di parlare, scrivere, filmare, uscire dal silenzio per salvare, davvero, i contenuti della 194.

 

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