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La scelta sbagliata

rauti

di Elisabetta P.

Ieri il Ministro dell’Interno Alfano ha nominato la consigliera per la politiche di contrasto della violenza di genere e del femminicidio: si tratta di Isabella Rauti, che già aveva collaborato con il Ministero delle Pari Opportunità affidato all’epoca a Mara Carfagna.

Molto ci sarebbe da dire su alcune proposte attinenti alla violenza di genere avanzate da alcune e alcuni esponenti della politica e della società civile, che sembrano orientate verso un tentativo (inane a mio avviso) di repressione del fenomeno anziché della sua prevenzione, proposte spesso isolate, di sicuro impatto emotivo (in sintonia con il clima emergenziale che si è creato), non inserite in un contesto di interventi ad ampio raggio, e probabilmente neanche supportate dall’esperienza e dalle competenze maturate da chi, di violenza di genere, si occupa concretamente da anni. Ad alcune/i potrà non piacere l’idea in sé di una consigliera per le politiche contro la violenza di genere, ma vorrei soffermarmi comunque su questa nomina perché mi sembra indicativa del metodo schizofrenico che spesso viene adottato quando si parla di violenza di matrice patriarcale; un metodo che riduce la violenza all’atto di sopraffazione finale del singolo, ignorando di fatto tutte le sovrastrutture che non solo permettono tale atto ma che sono agenti esse stesse di una compressione delle libertà fondamentali che è comunque una forma – forse più grave se pensiamo alla sua valenza politica e sociale – di violenza.

Ritornando alla nomina di Isabella Rauti, è palese che il suo mandato non è compatibile con le scelte politiche e le dichiarazioni rilasciate nell’ambito di temi critici e rivelatori, come la legge 194/78, i consultori, la RU486. I livelli altissimi di obiezione di coscienza che impediscono alle donne di avvalersi del diritto all’IVG sono infatti una violenza, l’ingresso dei movimenti “per la vita” nei consultori, luoghi laici, previsto in quella che fu una proposta di legge avanzata da Olimpia Tarzia nel Lazio, è anche’esso una forma di violenza contro le donne, i marciatori che hanno sfilato a maggio scorso per le vie di Roma inneggiando all’abolizione della 194/78 (quindi il ritorno agli aborti clandestini e la perseguibilità penale delle donne che vi ricorrono) sono una forma di violenza contro le donne, l’iter di ricovero ospedaliero, unico in Europa, che con la scusa di tutelare la salute delle donne rende complicata e spesso impossibile la fruizione dell’IVG farmacologica, è una violenza contro le donne.

Isabella Rauti, seconda firmataria della PdL Tarzia, ha sostenuto l’ultima Marcia Per la Vita, quell’amena sfilata in cui le donne che hanno scelto di abortire vengono chiamate assassine, e ha rilasciato negli ultimi tre anni le seguenti dichiarazioni, tutte presenti nella rassegna stampa del suo sito.

Ho firmato la proposta di legge per la riforma dei Consultori presentata dalla collega Olimpia Tarzia, affinché si applichi in maniera completa la parte della legge 194 dedicata alla prevenzione e al sostegno delle donne che vedano l’aborto come una scelta obbligata. Per queste donne bisognose di sostegno, l’utilizzo della RU486 sarebbe potuta diventare una raccapricciante scorciatoia: per questo hanno fatto bene  la Presidente Renata Polverini e la sua Giunta a puntare sulla riforma dei Consultori che in Consiglio porteremo avanti, uno strumento previsto come centrale dalla 194, che all’articolo 1 recita che ‘lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio’”.

Si è detta “assolutamente favorevole” a che nello Statuto regionale si scriva che la Regione intende tutelare e promuovere il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento, il consigliere regionale Isabella Rauti. La proposta è tra quelle avanzate dal Movimento per la Vita italiano

Perché ”la RU486 avrebbe potuto essere utilizzata come una sorta di anticoncezionale, post rapporto non protetto, con il rischio di aumentare il numero degli aborti, che nel tempo stava progressivamente diminuendo. Al di fuori delle linee-guida stabilite, insomma – ha sottolineato Isabella Rauti -, si sarebbe potuto finire per ‘banalizzare’ non solo l’evento della vita ma anche la drammatica decisione abortiva. In altre parole, l’idea che con una pasticca ‘passi tutto’, avrebbe potuto sminuire anche l’atto, la libera ma sempre drammatica scelta di abortire…”

Per l’esponente del pdl ”non va dimenticato che la legge n. 194/1978 è una legge molto disattesa e della quale si è utilizzata più che altro la parte relativa all’interruzione della gravidanza piuttosto che  quella, importantissima, legata agli aspetti di prevenzione e di rimozione delle cause che spingono alle scelte abortive.

“Personalmente – ha aggiunto Rauti – sostengo che la vita inizi dall’atto del concepimento”

#save_194 di Mercoledì: rassegna stampa del 12/12/2012

La rassegna stampa web del mercoledì: un punto della situazione sulla legge 194/78, contraccezione, consultori, educazione sessuale e dintorni.

a cura di #save194lazio
(Prossima rassegna: mercoledì 19/12/2012)

RH- Reality Check, 30/10/2012: il percorso di una pro-life che arriva a confutare le tesi e a svelare le insanabili contraddizioni di un movimento che non si batte per la vita o per evitare gli aborti, quanto per controllare i corpi e la sessualità delle donne.
(l’articolo è in lingua inglese)
“The reality is that so-called pro-life movement is not about saving babies. It’s about punishing women for having sex. That’s why they oppose birth control. That’s why they want to ban abortion even though doing so will simply drive women to have dangerous back alley abortions. That’s why they want to penalize women who take public assistance and then dare to have sex, leaving an exemption for those who become pregnant from rape. It’s not about babies. If it were about babies, they would be making access to birth control widespread and free and creating a comprehensive social safety net so that no woman finds herself with a pregnancy she can’t afford. They would be raising money for research on why half of all zygotes fail to implant and working to prevent miscarriages. It’s not about babies. It’s about controlling women. It’s about making sure they have consequences for having unapproved sex.”
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Babylon Post, 26/11/2012: perché il dolore continua ad essere investito di un valore che non ha anche quando ha esaurito la sua funzione fisiologica di “avvertimento”? E soprattutto, è possibile che la scelta di contenere o eliminare la sofferenza, esperienza unica e soggettiva, sia spesso ostacolata dalla cultura, come nel caso del trattamento antalgico nel parto?
“Ancora una volta la sofferenza fisica dovrebbe, per alcuni, governare la nostra esistenza. Deve soffrire la madre nel partorire, in ossequio all’antico precetto religioso, deve soffrire il paziente durante la malattia o dopo un intervento chirurgico, deve infine soffrire fisicamente anche chi sta morendo. Così da aggiungere alla già penosa separazione, un ulteriore doloroso ricordo a chi è stato vicino al morente. La arcaica concezione che la medicina deve solo ed esclusivamente essere finalizzata alla sopravvivenza del paziente, ha inoltre determinato storicamente una sorta di disaffezione del medico verso il malato terminale. Di fatto considerato come un fallimento stesso della propria attività professionale.”
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Avanti, 29/11/2012: noi di #save194lazio crediamo che le risposte poco esaurienti dei genitori alle richieste di informazioni dei più giovani e delle più giovani non siano solo attribuibili ad un generico imbarazzo, ma spesso nascondano vere e proprie lacune in tema di anatomia, sessualità e contraccezione. Corsi di educazione sessuale per tutte/i!
“Nonostante i ragazzi “chiedano nelle scuole la presenza di figure professionali esterne che parlino di educazione sessuale- affermano le psicoterapeute dell’IdO- siamo ancora in una fase sperimentale, lontani da un intervento mirato e strutturato che venga stabilito dall’alto. Gli stessi genitori fanno fatica a farsi carico anche di questo aspetto dell’educazione, vuoi per imbarazzo vuoi perche’ non riescono a trovare la chiave giusta e gli strumenti per agganciare i figli, cosi’ evitano di parlarne nella speranza che tutto vada nel verso giusto”.”
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Il fatto quotidiano, 1/12/2012: possono esistere una vera scelta riproduttiva e un’efficace campagna contro le MST in un Paese in cui la parola “preservativo” suscita scandalo e viene censurata?
“Di nuovo, nella giornata mondiale di lotta all’Aids, negli spot del ministero hanno provato a far sparire la parola ‘preservativo’. Ieri, al lancio della campagna di comunicazione – testimonial Raoul Bova – il profilattico non c’era.
È dovuta intervenire la Lila, l’associazione che da 25 anni combatte la sindrome da immunodeficienza acquisita, per dire che con quei 30 secondi loro non volevano avere niente a che fare. E per ottenere che fosse diffuso il video nella versione corretta, profilattico compreso.”
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Verrà pubblicato nella prossima edizione!

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